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Civiltà, inciviltà e biodiversità


            tranquilli questa strategia di conservazione, può assicurarci la sopravvi-
            venza della specie? La domanda è retorica.
               Forse offrono maggiori garanzie le banche del germoplasma. Le ca-
            ratteristiche standard che devono avere queste banche sono state fissate
            nel 1994 e sono state elaborate dalla FAO assieme all’IPGRI
            (International Plant Genetic Resources Institute), due associazioni inter-
            nazionali che, per pura casualità, hanno entrambe la sede in Italia, a
            Roma. Trattandosi di banche, l’oggetto della conservazione sono le se-
            menti. La conservazione è garantita da bassissime temperature e bassi
            contenuti d’umidità del seme. Queste banche però conservano anche se-
            me di specie non forestale, di specie erbacee: quelle forestali sono le me-
            no oggetto di attenzione e vengono considerate alla stregua delle altre,
            anzi forse con minore enfasi, non essendo le specie forestali in immedia-
            to pericolo d’estinzione come lo sono invece tante specie endemiche.
               Infine ci sono gli arboreti. L’oggetto di questi impianti sono le pian-
            te, ma limitatamente ad alberi e arbusti. Sono delle piantagioni vere e
            proprie. I primi arboreti nacquero nel secolo scorso. Nel corso degli an-
            ni hanno cambiato più volte scopo. Il principale motivo per cui venne-
            ro costituiti in passato era la selezione genetica: da questi impianti, che
            di solito contemplavano impianti di conifere, ci si aspettava di migliora-
            re la qualità di quella specie oggetto dell’impianto. Di norma erano mo-
            nospecifici, impiegavano specie esotiche, a rapido accrescimento, op-
            pure erano cloni selezionati di piante madri, superiori per aspetto mor-
            fologico (più dritte, più alte, meno rastremate, ecc.), con lo scopo prin-
            cipale di dare origine a piante che messe a dimora avrebbero senz’altro
            prodotto più materiale legnoso di quelle in natura o, se paragonate con
            le specie spontanee italiane, in tempi più brevi. Oggi invece un arbore-
            to è spesso una riproduzione di ambienti naturali e gli scopi sono mol-
            teplici: conservazione del patrimonio genetico; produzione di seme fo-
            restale autoctono; rinaturalizzazione di ambienti antropizzati o margi-
            nali al settore agricolo; utilizzo didattico e ricreativo (con percorsi ciclo
            pedonali, centri d’accoglienza e stazioni di osservazione della fauna lo-    4
            cale, una volta reinsediatasi).                                              n.
               Dalla collaborazione tra gli Uffici Territoriali per la Biodiversità del  -  II
            Corpo Forestale dello Stato, quelli di Verona e Punta Marina (RA), nel
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