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Civiltà, inciviltà e biodiversità


            una quindicina d’anni fa di un “pinosauro”, la Wollemia nobilis? Questa
            pianta è stata trovata casualmente da alcuni appassionati naturalisti av-
            venturatisi all’interno del Parco Nazionale Wollemi, nel Galles del Sud in
            Australia, un intricato groviglio di 500 profondi canyon, di cui solo 200
            esplorati. Si tratta di una conifera di prima grandezza, di cui restano po-
            che decine d’esemplari, e le cui origini effettivamente risalgono al tempo
            in cui i dinosauri dominavano l’orizzonte terrestre. Anche in Italia abbia-
            mo specie a rischio estinzione. In Sicilia, solo per fare un esempio, so-
            pravvivono meno di una trentina di piante di Abies nebrodensis.
               Però esistono esempi di ambienti talmente tanto manomessi dal-
            l’uomo, che non sono stati più in grado di recuperare né la vegetazio-
            ne precedente, né la vita animale, che prima esistevano. Ma mentre
            contro i fattori che determinano variazioni climatiche in maniera ma-
            croscopica (macchie solari) noi, comuni mortali, nulla possiamo, mol-
            to possiamo e dobbiamo invece “fare” per impedire di contribuire ad
            alterare l’ambiente.
               Lo possiamo fare ad esempio tutelando gli spazi naturali esistenti,
            creando parchi, riserve, vincolando, sorvegliando, vigilando. Lo possia-
            mo fare ampliandoli, replicandoli, ricreando dei duplicati di ambienti
            naturali. Possiamo quindi proteggere la natura in situ (parchi, riserve)
            oppure ex situ (banche del germoplasma, arboreti, rinaturalizzazioni).
               Mentre la conservazione in situ è più conosciuta e facile da compren-
            dere (chi non sa dare immediatamente una descrizione di cosa è un par-
            co, chi non ne ha mai visitato uno?), la conservazione ex situ è un argo-
            mento più riservato agli addetti ai lavori.


            La conservazione eexx   ssiittuu
               Secondo recenti stime in Pianura Padana permangono ad oggi circa
            ottomila ettari di foresta planiziale. Si tratta in genere di porzioni di fo-
            resta, più o meno antropizzata, frammenti, detti boschi relitti, coriando-
            li sparsi in tutta la pianura.
               Vi era probabilmente un’unica foresta che occupava centinaia di mi-       4
            gliaia di ettari. A seconda dell’epoca e della localizzazione, aveva un no-  n.
            me che la caratterizzava: la Selva Fetontea, ove, come narra il poema        -  II
            epico Le Argonautiche, cadde l’improvvido Fetonte, incapace di guidare
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