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Civiltà, inciviltà e biodiversità
il carro che suo padre Zeus gli aveva dato l’onore di condurre, la Selva
Lupanica, infestata dai lupi…
Con le assegnazioni ai centurioni ed ai coloni romani di porzioni di
territorio padano iniziarono le prime utilizzazioni boschive. Seguirono
periodi di maggiore o minore sfruttamento delle risorse forestali: ad
esempio le zone d’influenza longobarda furono meglio tutelate di quel-
le bizantine, grazie al differente approccio nei confronti delle selve che
avevano le due civiltà: luogo sacro per i primi, barbari; luogo di sfrutta-
mento economico, per i secondi, civilizzati. Lo spopolamento causato
dalle guerre e dalle pestilenze attenuò la pressione sui boschi padani. In
seguito, i Veneziani imposero severe norme a tutela delle foreste nei ter-
ritori da loro amministrati, arrivando anche ad imporre la pena capitale
a chi fosse stato colto a rubare legname nei boschi di S. Marco, quelli
destinati alla carpenteria e all’utilizzo nei cantieri navali veneziani.
L’industrializzazione, l’agricoltura intensiva hanno poi eroso enormi
porzioni di bosco, soprattutto in questi ultimi 60 anni.
Se pensiamo che il solo bosco del Parco nazionale del Circeo ha una
superficie quasi identica a quella attualmente forestata (i famosi corian-
doli) della Pianura Padana, capiamo quanto critica sia la situazione.
Questi dati devono far riflettere sulla fragilità dei boschi relitti della pia-
nura. Al di là della scarsità o meno a livello di composizione, di varietà
di specie, deve destare particolare preoccupazione il depauperamento a
livello di diversità genetica di queste popolazioni forestali.
Anche noi abbiamo (abbiamo avuto) la nostra piccola Amazzonia.
Chi nasce oggi però non se ne accorge. Il suo paesaggio familiare sono
le grandi vie di comunicazione, i capannoni, i paesi senza soluzione di
continuità. Chi si batte, giustamente, per la protezione della foresta
amazzonica dal disboscamento selvaggio, probabilmente non è nean-
che cosciente che attorno a lui, abituato a vedere un paesaggio davvero
poco naturale, c’era una foresta lussureggiante.
I giardini botanici, nati secoli fa (e in Veneto, a Padova, ce n’è uno tra
i più antichi al mondo), svolgono bene la loro funzione di salvaguarda-
re una specie vegetale. Ma le perplessità nascono se si analizza la quan-
tità di individui: solitamente in questi giardini esiste per ogni specie una
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quantità che si può contare sulle dita di una mano. Può forse renderci
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