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San Giovanni Gualberto, il messaggio di un Patrono
anni fa, che un’anima particolarmente virtuosa fosse toccata dalla
grazia del perdono e decise, conseguentemente, d’intraprendere
la via ascetica osservando i principi della regola benedettina,
molto risolutamente inaspriti riguardo alla mortificazione dell’e-
go ed alla completa rinuncia ai beni materiali della vita.
Quell’anima abitava in Giovan Gualberto de’ Visdomini un gio-
vane nobile fiorentino, pugnace e fiero dei diritti a cui il rango
sociale gli permetteva di adire. Pare che un delitto particolarmen-
te odioso lo privò brutalmente di uno stretto congiunto ed egli fu
incaricato dalla famiglia di vendicarlo, esercitando un diritto-
dovere tipico del censo cui apparteneva. Il giovane Gualberto pra-
ticava con discreto successo il mestiere delle armi spesso riserva-
to ai rampolli cadetti, e la sua coscienza era certo più incline all’af-
fermazione dei diritti sociali ed alla rivalsa piuttosto che ad una
critica radicale della stessa società, il che avrebbe potuto mettere
in discussione il diritto all’atto che stava per compiere. Tuttavia, al
tempo di cui parliamo, tali sottigliezze etiche erano alla portata di
pochissimi ed isolati eruditi, che assecondavano con le nozioni in
loro possesso i voli spesso troppo arditi che il cuore e la mente
suggerivano. Motivo, quest’ultimo, di ingannevoli deduzioni che
hanno sempre reso labilissimo il confine tra fede e speculazione
intellettuale e filosofica, confondendone il significato di comple-
mentarietà proposto dalla teologia, anche agli intelletti più sani.
D’altronde, erano ancora di là da venire il grande cuore mistico
di Francesco d’Assisi e la grande mente riformatrice di Tomma-
so D’Aquino capaci, con le proprie argomentazioni, di aprire un
dibattito che nessuno ha più potuto ignorare , da allora.
Dunque, è assai probabile che tanta intransigenza fosse insita
nella particolare caratterialità del giovane, dotato di tempra
ruvida ma animo sensibile, forse più votato all’operosità e all’a-
scesi che alla speculazione intellettuale, ma sarebbe grave errore
non considerare l’importanza emotiva dell’episodio narrato
come possibile acceleratore di un disgusto già nutrito per lungo
tempo, che infine provocò l’allontanamento di Giovanni Gual-
berto dalla vita condotta fino ad allora. Contestualizzando un
concetto proprio della cultura attuale, si può dire che egli sof-
frisse di una crisi esistenziale importante e profonda. Fino all’at-
timo fatale dell’illuminazione, quando, trovato il colpevole del
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