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San Giovanni Gualberto, il messaggio di un Patrono


               C’è molta realtà, accertabile da vecchi atti d’archivio, ma…che
               importa?
               Quali siano stati gli accadimenti veri nella vita del monaco può
               interessare la storiografia. Chi, oggi, ammira e s’ispira soprattut-
               to alla sua grande opera, vede anche altro.
               A distanza di quasi un millennio, nella stessa abbazia che
               risuonò di quei passi affrettati, o meditativi, nella stessa ombro-
               sa foresta che accolse quei pensieri  disciplinati e riformatori, fra’
               Giovanni Gualberto è diventato San Giovanni Gualberto patro-
               no del Corpo forestale dello Stato.
               Perché il feudo vallombrosano e la silvicoltura, o arte forestale,
               hanno un legame così intimo tanto che, nei secoli, il primo è
               diventato quasi simbolo della seconda?
               Nelle motivazioni storiche possiamo rintracciare un’origine elet-
               tiva: Giovanni Gualberto, ragazzo e poi religioso, ebbe sempre
               cura della bellezza e della salute di ogni pianta, mostrando  par-
               ticolare trasporto e meraviglia verso i cambiamenti operati sulla
               natura dall’alternanza delle stagioni.
               Nella storia di Vallombrosa, che annovera eruditi in ogni campo
               dello scibile: dai confratelli giunti ai massimi ranghi ecclesiastici
               ai portatori di prestigio in altri modi, dagli artisti dell’operoso
               scriptorium  alla ricca biblioteca; v’era anche un abate che non
               voleva esser tale, ma fu “dolcemente” costretto al ruolo dall’e-
               splicito volere dei confratelli: proprio il padre Gualberto.
               Il quale, preso da spirituale amore per la natura e non pago del
               mistico fervore speso al seguito di “ORA ET LABORA”, si
               dedicò a rendere vivibili le sterminate forre attorno al cenobio.
               Anche per conquistare alla comunità risorse come acqua e cibo,
               offerte in abbondanza dal luogo ma rese inaccessibili dalla sel-
               vaticità,  con i seguaci  bonificò, estirpò, piantò, ed in pochi anni
               la desolata landa divenne ciò che è ancora oggi: il feudo foresta-
               le più prezioso d’Italia.
               Così simbolicamente pregno di cotanto fruttuoso lavoro, da
               essere considerato la culla dell’arte forestale, porta in sé l’essen-
               za dell’autore: lo spirito cenobitico vallombrosano che, come un
               dardo attraverso i secoli, trasmigra lo spirituale amore di un
               antico padre per le selve, ai suoi ideali discendenti con la stessa
               inclinazione.


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