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San Giovanni Gualberto, il messaggio di un Patrono
delitto e disponendo di quella vita appesa al filo della propria
spada, Giovanni Gualbertò sentì improvvisamente l’enorme
responsabilità dell’atto e vide trasfigurarsi lo strumento di morte
in uno di somma carità. Graziò la vittima, gettò la spada per
impugnare la croce e, dimenticando i privilegi di casta, indossò
un saio per diventare monaco. Il risveglio spirituale dovuto alla
conversione lo obbligò, certamente, ad una lettura più esaspera-
ta del proprio passato e dei costumi del tempo ed è probabile,
nella metamorfosi tra sacro e profano che lo portava decisamen-
te nella prima direzione, che Giovanni Gualberto prese coscien-
za della lacerazione morale provocata nella società dalla spre-
giudicatezza di alcuni nell’interpretarne le regole.
Inoltre, informato sui traffici dell’Abate Oberto e dei suoi sodali
circa la carica al convento di San Miniato, ottenuta per corruzio-
ne, si trovò idealmente in linea con l’invettiva ciceroniana “O
tempora…o mores…”, sdegnandosi soprattutto contro i simo-
niaci. Tuttavia, se il significato dell’antica locuzione ha progres-
sivamente scemato d’incisività nella deplorazione, ragione per la
quale, attualmente, ne viene utilizzata la sola leggerezza dell’i-
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