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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo


                  sono di solito poco impattanti, i secondi spesso hanno un elevato
                  effetto sul paesaggio, come alcuni faraonici muri di sostegno, che
                  possono essere considerati detrattori, in quanto fuori scala rispet-
                  to alle dimensioni del borgo che vogliono difendere.
                  Per contrastare le alluvioni, dopo la nomina di Roma Capitale, il
                  Parlamento decise di costruire i famosi Muraglioni, muri di
                  sponda realizzati per svariati chilometri lungo il tratto urbano
                  del Tevere. Essi ormai fanno parte del paesaggio urbano di
                  Roma.
                  Per riqualificare un corso d’acqua  e ridurre il rischio idrogeolo-
                  gico, in particolare quello idraulico, è opportuno rinunciare
                  all’illusione di “mettere in sicurezza in modo definitivo” la pia-
                  nura alluvionale e all’idea di “fissare il fiume”; bisogna accetta-
                  re, invece, di convivere con il rischio cercando, sì, di minimiz-
                  zarlo, ma di farlo innanzitutto attraverso la riduzione del danno
                  potenziale (beni a rischio: esposizione e vulnerabilità) e della
                  probabilità di eventi idrometrici estremi (pericolosità), attrez-
                  zandosi per far fronte agli eventi, riducendo la vulnerabilità e
                  incrementando la resilienza (intesa come capacità di ritornare
                  allo stato iniziale dopo aver subito una pressione di origine
                  esterna) del sistema socio-economico–ambientale.
                  Gli interventi di prevenzione, che corrispondono anche ad una
                  notevole modificazione del paesaggio, consistono nell’appresta-
                  re il bacino idrografico a monte dell’area a rischio in modo tale
                  da limitare l’impermeabilizzare dei suoli e di creare bacini di
                  laminazione delle piene (creando così zone umide a forte conte-
                  nuto ecologico), mentre è necessario restituire spazio ai fiumi e
                  recuperarne la naturalità come mezzo primario per ridurre il
                  rischio (Gisotti, Benedini, 2000).
                  In conclusione, gli interventi strutturali vanno concepiti come un
                  insieme coordinato di opere di natura idraulica-ingegneristica e
                  di natura forestale-biologica; le une possono prevalere sulle altre
                  solo in determinate situazioni. Ad esempio laddove un fiume
                  attraversa una città è logico ricorrere ad alti argini in muratura
                  che riducano il pericolo di tracimazione durante le piene; per
                  difendere una spiaggia in erosione si è visto che i frangiflutti
                  sono di solito inutili e che conviene fare ricorso al ripascimento
                  con sabbia (Gisotti, Zarlenga, 2004).



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