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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo





























            Fig. 6 – Rimboschimento a scopo protettivo in Calabria, in territorio di Belvedere Spinello (Fonte:
            Gisotti, 1992)

            ingegneristico ha prodotto la tipica “canalizzazione”, strutture
            che non si integrano con interventi capillari e diffusi sulle pen-
            dici per contrastare il deflusso dell’acqua e delle particelle terro-
            se, ossia interventi tipo sistemazioni idraulico-agrarie e idrauli-
            co-forestali o ingegneria naturalistica. L’ignorare le predette
            sistemazioni rischia di rendere inefficace la canalizzazione, poi-
            ché eventuali futuri deflussi si concentrerebbero nuovamente
            lungo le incisioni vallive e molto probabilmente le vasche di rac-
            colta delle piene non saranno sufficienti a provocare la lamina-
            zione delle piene, ossia la “decapitazione” dei picchi di piena.
            Gli effetti di tali grandi opere ingegneristiche, non accompagna-
            te da interventi di natura biologica diffusi capillarmente sul ter-
            ritorio a rischio, contribuiscono a snaturare il paesaggio mon-
            tuoso e una volta diffusamente boscato, per cui tali opere posso-
            no essere annoverate fra i detrattori del paesaggio.
            Le opere di contrasto ai movimenti franosi sono generalmente
            più impegnative rispetto a quelle per il controllo dell’erosione
            accelerata e di solito consistono in interventi per drenare le acque
            allo scopo di allontanarle dai terreni mobili e/o in strutture di
            contenimento delle masse di terreno instabili. Mentre i primi


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