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I boschi e la selvicoltura nel territorio Chietino del Parco Nazionale della Majella


                  oppure  invecchiati per abbandono. In quest’ultimo caso i mancati
                  interventi selvicolturali ed il conseguente allungamento del turno
                  hanno favorito il diffondersi di strutture composite. Le aree boscate
                  utilizzate con più regolarità rimangono comunque quelle in vicinanza
                  dei centri abitati.
                     Gli  orno-ostrieti pionieri presentano attualmente una struttura
                  molto irregolare e densità piuttosto bassa: non sono soggetti ad alcun
                  tipo di intervento selvicolturale e, nei casi di successioni secondarie,
                  soprattutto dove la densità è minore, sono talvolta interessati dal
                  pascolo. Nei casi delle  boscaglie su pietraie i soprassuoli svolgono
                  un’importante azione protettiva e rappresentano aree di notevole
                  valenza naturalistica e paesaggistica.
                     Anche gli ostrieti submontani mesoxerofili in passato sono stati sotto-
                  posti a forte sfruttamento per pascolo e ceduazioni eccessive e si trovano
                  spesso in condizioni di degrado, con problemi anche di dissesto idrogeolo-
                  gico. Ultimamente, diminuendo la pressione del pascolo e dei prelievi
                  legnosi, è in corso un naturale processo di recupero; nelle situazioni
                  migliori, su suoli più evoluti, si seguono i turni consuetudinari. Qui i cedui
                  presentano un maggiore accrescimento ed una struttura più regolare.
                     Infine, gli ostrieti mesofili hanno in genere la struttura di cedui densi,
                  matricinati, con discrete capacità produttive ed ancora utilizzati, soprat-
                  tutto nelle zone servite da una buona rete viaria e di servizio. In queste
                  situazioni è ancora possibile mantenere il governo a ceduo, favorendo
                  semmai la presenza o l’introduzione di specie secondarie, incrementando
                  così la biodiversità del bosco. Nei soprassuoli invecchiati si potrebbe
                  invece procedere a tagli fitosanitari e/o, al limite, a tagli di conversione
                  diretta all’alto fusto, con tecniche diverse a seconda della fertilità della
                  stazione e della consistenza della matricinatura.

                  Leccete
                     Sono boschi a dominanza di Leccio in cui si rinvengono anche altre
                  latifoglie sempreverdi, quali il Corbezzolo e la Fillirea. Vi è una costante
                  presenza delle latifoglie submediterranee, del Terebinto e della Ginestra
                  odorosa. Si tratta di popolamenti spesso collocati in ambiti particolar-
                  mente accidentati e con morfologia molto aspra.

                  Lecceta rupicola
                     L’unica tipologia presente sulla Majella è la lecceta rupicola, nella
                  quale sono incluse le boscaglie di Leccio a portamento spesso cespuglioso,
                  localizzate in gole e su terreni fortemente accidentati, arroccate sui costo-
                  ni rocciosi calcarei: qui, data l’accidentalità del substrato, il Leccio si


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