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Antropologia della spazzatura
dall’intensità abitativa. Ma lì, diversamente dai Paesi dell’Europa o del
Nord America, esiste una fonte di smaltimento significativa e peculiare. Il
riciclaggio da parte di chi vive nell’immondizia e di immondizia, utiliz-
zando una buona percentuale di quel che era stato scartato. Dagli ogget-
ti d’uso, agli indumenti, ai cibi, che l’opulenza della media borghesia
abbandona in grande quantità.
Sono tante le famiglie che vivono accanto ai depositi di rifiuti e a loro
modo prosperano con questi in un sistema di grassa scarsità e di igiene
secondaria. A proposito un fatto che accadde una decina d’anni fa nella
città di Recife, nel Nord-Est del Brasile. Si diffuse la voce che alcune
famiglie che abitavano presso una discarica mangiavano notevole quan-
tità di carne di cui si ignorava la provenienza. Si scoprì alfine che si trat-
tava di residui d’ospedale, ossia di carne umana. Il che non turbò quelle
famiglie di involontari cannibali, che invece furono duramente colpite dal
fatto che da allora gli ospedali furono obbligati a cremare i residui delle
chirurgie effettuate.
Con ciò si arriva al punto estremo dello smaltimento, quello che pre-
tese il poeta Eumolpo da chi avesse voluto ereditare il suo ricco patrimo-
nio: i pretendenti avrebbero dovuto nutrirsi delle sue spoglie. Punto che
è augurabile non si debba mai raggiungere, mentre sarebbe da augurare,
per un migliore smaltimento, il consumo effettivo di quel che si produce,
riprendendo in parte quel principio di innata austerità che faceva sì che
quelli della generazione che aveva conosciuto un’economia preconsumi-
stica si ostinassero a lavare i bicchieri e le stoviglie di plastica sino alla
loro consunzione, perché da loro potrebbe riprendere il via una cultura
più razionale e più etica.
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