Page 90 - Rassegna 4-2016
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PANORAMA INTERNAZIONALE

      alla soglia dei suoi primi cinquant’anni di vita, il Comando Carabinieri per
la tutela del Patrimonio Culturale ha maturato una specifica e apprezzata pro-
fessionalità, riconosciuta sia in Italia che all’estero. ma non ha mai perso di vista
quelle peculiarità che costituiscono l’essenza della sua operatività e, forse, il
segreto dei suoi successi: la straordinaria importanza di raccogliere i dati dei
beni da ricercare in una strutturata e flessibile banca dati, la duttilità dell’ap-
proccio investigativo, l’apertura nei confronti degli altri Paesi.

     gIovannI sPadolInI, nel suo volume “Beni culturali. Diario, interventi e leggi”
     (Vallecchi Editore - Firenze, 1976, pagg. 190-191) scrive:
     “Quel 6 febbraio fu un giorno terribile per la cultura italiana: il furto di Urbino fu sentito come qualcosa
     che umiliava il paese, che offendeva la nazione, nelle sue radici profonde. Mi trovavo quella mattina a
     Montecitorio a illustrare un primo provvedimento di legge che autorizzava i soprintendenti a «spendere»
     direttamente, senza le trafile burocratiche, per le dotazioni antifurto (il ministero per i Beni culturali era
     nato da poche settimane, era pienamente operante da pochi giorni): ricordo che la notizia della gravissima
     asportazione di Urbino generò in tutti i settori parlamentari un sentimento non tanto di sdegno quanto
     di «vergogna». Vergogna per le troppe cose non fatte, per le troppe occasioni mancate. Vergogna per «
     l'Italia artistica e storica allo sbaraglio », come avrebbe detto Bianchi Bandinelli. Vergogna per lo stato
     di abbandono in cui un patrimonio inestimabile era in troppi casi lasciato («decapitazione» della nostra
     civiltà rinascimentale era da considerare la perdita della Flagellazione di Piero, per dirla con Argan).
     Mortificazione e conseguente necessità di espiazione.
     Se riuscii a trovare in quei mesi un po' di mezzi per dotare i musei dello Stato di una sistematica pro-
     tezione antifurto o per rafforzare i nuclei carenti ed esausti dei custodi, lo dovetti in larghissima parte allo
     « choc » di Urbino. « I ladri di Urbino alleati del ministro»: fu scritto su vari giornali, e in una chiave
     di feroce ma rivelatore sarcasmo. Anche le vignette di Maccari mi aiutarono, anche i corsivi di
     Fortebraccio.
     Il ritrovamento di quelle opere era atteso da tutta l'opinione del paese, quasi per ricomporre il violato o mutilato
     paesaggio culturale dell'Italia. Penso in questo momento ad Urbino, che vidi il pomeriggio stesso in uno stato
     di arrabbiata vedovanza. Penso alla ricomposizione e quasi alla rinascita di una città, colpita come solo
     Volponi seppe descrivere.
     E penso ai trenta, o poco più, carabinieri del nucleo per il patrimonio artistico che dipende dal ministro per i
     Beni culturali, allogati in un vecchio e inadatto palazzo della Roma barocca, a piazza Sant'lgnazio. Si deve a
     loro, alla loro opera silenziosa e tenace, l'individuazione della trama, la scoperta dei colpevoli, il ricupero delle
     opere straordinarie. Impegnati da mesi e mesi in questa pista, senza mai un cedimento alla pubblicità o alla
     vanità, esempi di uno stile che dovrebbe essere additato a molti corpi dello Stato. Uno stile lontano”.

                                                                                            24 marzo 1976

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