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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
come orientarci in questo mare magnum, in questa sterminata «foresta
senza sentieri» (améthodos hyle)? in realtà non è poi così difficile. Basta chiedersi
quali sono gli scopi pratici della storia militare; «a che serve», qual è il suo
«apporto cognitivo». indubbiamente la stragrande maggioranza delle opere che
autori e bibliotecari qualificano come «storia militare» mira semplicemente a
divertire o celebrare, e ciò ingenera nella cultura alta il pregiudizio che la storia
militare si riduca ai diorami, al collezionismo, al re-enactment, alla retorica
patriottarda, o perfino a vere e proprie psicopatologie: in pratica che «la storia
militare sta alla storia come la musica militare sta alla musica».
se però ci limitiamo alla storiografia militare vera e propria, quella cioè che
mira ad accrescere la conoscenza scientifica del passato e la coscienza critica del
presente, emerge un’altra dicotomia tra due tipi profondamente diversi di storia
militare. Quello più omogeneo e ristretto è costituito dalle opere che intendono
offrire un approccio storico-critico allo studio della guerra e dell’arte, delle isti-
tuzioni e delle scienze militari, ossia alle discipline che studiano i modi di pre-
parare e condurre la guerra in generale e di impiegare in particolare lo strumen-
to militare.
tali sono, per essere più chiari, il celeberrimo The Influence of Seapower upon
History di alfred thayer mahan, o Makers of Modern Strategy from Machiavelli to
the Nuclear Age, riedizione curata nel 1986 da peter paret (uno tra i massimi spe-
cialisti di clausewitz) del contributo che le facoltà umanistiche dell’università
di princeton dettero nel 1942 allo sforzo bellico degli stati uniti; oppure la tri-
logia (Logistics from Wallenstein to Patton; Command in War; Technology in War) com-
missionata dal comando dottrina e addestramento (tradoc) dell’esercito
degli stati uniti a martin van creveld nel quadro del soprassalto di orgoglio
dopo la sconfitta del Vietnam. attenzione però: la connotazione «militare» di
questo tipo di storiografia non dipende dall’oggetto di studio, ma dallo scopo e
dal metodo. può infatti includere anche temi apparentemente lontanissimi dal
militare, come, al limite, l’incidenza della teoria del gender, o della fede religiosa
(le famose «divisioni del papa») o degli smartphone sulle capacità belliche e
sulla stessa condotta delle operazioni.
Questa componente «professionale» della storia militare ha a sua volta
un’origine ben precisa, che risale alla fine del seicento, quando gli ingegneri
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