Page 308 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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i CaraBinieri DeL 1945 - L’ITALIA LIbeRATA
Sebbene si evolvessero in base alla situazione politica e al sostegno esterno e
interno, fino al 1947 concentrarono le loro azioni sulle infrastrutture statali, sui lea-
der locali della Falange e dei sindacati, sui sindaci, sui sacerdoti e sui collaboratori
della Guardia Civil. Le attività comprendevano sabotaggi, colpi di mano, rapine,
aggressioni.
Dal 1947 in poi, le loro azioni si concentrarono sul regolamento dei conti con
informatori e collaboratori della Guardia Civil. Sebbene evitassero lo scontro
diretto con la Guardia Civil, anche le guardie civili e le loro caserme furono nel
mirino delle squadre, soprattutto dall’inizio del 1945, quando, in concomitanza
con la fine della guerra in europa, dalla Francia giunse l’ordine alle squadre di attac-
care le caserme e le unità della Guardia Civil e prendere le loro armi. il più grave
attacco mortale si verificò il 16 aprile 1946 e costò la vita a venti guardie civili e ne
ferì altre dieci quando un camion che li trasportava lungo la strada da villamartín
a el Barco de valdeorras precipitò vicino a Baxeles, a causa di una bomba esplosa al
suo passaggio.
La resistenza godette anche di un notevole sostegno tra la popolazione, senza
il cui aiuto difficilmente avrebbero resistito così a lungo. in realtà, la loro elimina-
zione fu molto più rapida a partire dal 1947, quando il sostegno popolare diminuì.
il regime approfittò quindi della situazione per lanciare un’offensiva su vasta scala
contro i Partigiani, con il chiaro obiettivo di annientarli. il punto di partenza fu il
decreto sul banditismo e il terrorismo del 18 aprile 1947, una legge che dava auto-
rità legale alle intenzioni di Franco di inasprire le pene e tagliare il cordone ombeli-
cale che li teneva in vita: i loro legami e collaboratori. in questa prospettiva, il decre-
to puniva l’appartenenza a una banda con la pena di morte e la reclusione per
chiunque fornisse aiuto o assistenza ai Partigiani. Grazie a questa copertura norma-
tiva, alonso vega adottò nuove tattiche, tutte caratterizzate da una violenza straor-
dinaria.Si basavano sulla filosofia che alonso vega aveva trasmesso ai dirigenti dei
Settori interprovinciali nel 1946 sotto forma di un “rapporto riservato”, in cui si esi-
geva il massimo rigore nei confronti di “chiunque fosse detenuto”, ha affermato il
Direttore generale della Guardia Civil, “con le armi in mano o incriminato per atti
di tale natura”. Un’altra decisione consisteva nel rafforzare ulteriormente l’attività
informativa del Servicio de Información de la Guardia Civil (SiGC), il ruolo delle
contrapartidas (unità sotto copertura) e nel concedere carta bianca ai comandanti
incaricati di combattere la guerriglia.
La nuova strategia ebbe conseguenze letali per il movimento, che vide aumen-
tare i caduti rispetto gli anni precedenti. il numero dei caduti ebbe il suo picco anche
nella Guardia Civil. il prezzo che i suoi uomini dovettero pagare per rispondere alle
richieste del regime di porre fine alla resistenza fu estremamente alto.
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