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i CaraBinieri DeL 1945 - L’ITALIA LIbeRATA




                  Sebbene si evolvessero in base alla situazione politica e al sostegno esterno e
             interno, fino al 1947 concentrarono le loro azioni sulle infrastrutture statali, sui lea-
             der locali della Falange e dei sindacati, sui sindaci, sui sacerdoti e sui collaboratori
             della Guardia Civil. Le attività comprendevano sabotaggi, colpi di mano, rapine,
             aggressioni.
                  Dal 1947 in poi, le loro azioni si concentrarono sul regolamento dei conti con
             informatori  e collaboratori della  Guardia Civil. Sebbene  evitassero lo scontro
             diretto con la Guardia Civil, anche le guardie civili e le loro caserme furono nel
             mirino delle squadre, soprattutto dall’inizio del 1945, quando, in concomitanza
             con la fine della guerra in europa, dalla Francia giunse l’ordine alle squadre di attac-
             care le caserme e le unità della Guardia Civil e prendere le loro armi. il più grave
             attacco mortale si verificò il 16 aprile 1946 e costò la vita a venti guardie civili e ne
             ferì altre dieci quando un camion che li trasportava lungo la strada da villamartín
             a el Barco de valdeorras precipitò vicino a Baxeles, a causa di una bomba esplosa al
             suo passaggio.
                  La resistenza godette anche di un notevole sostegno tra la popolazione, senza
             il cui aiuto difficilmente avrebbero resistito così a lungo. in realtà, la loro elimina-
             zione fu molto più rapida a partire dal 1947, quando il sostegno popolare diminuì.
             il regime approfittò quindi della situazione per lanciare un’offensiva su vasta scala
             contro i Partigiani, con il chiaro obiettivo di annientarli. il punto di partenza fu il
             decreto sul banditismo e il terrorismo del 18 aprile 1947, una legge che dava auto-
             rità legale alle intenzioni di Franco di inasprire le pene e tagliare il cordone ombeli-
             cale che li teneva in vita: i loro legami e collaboratori. in questa prospettiva, il decre-
             to puniva l’appartenenza a una banda con la pena di morte e la reclusione per
             chiunque fornisse aiuto o assistenza ai Partigiani. Grazie a questa copertura norma-
             tiva, alonso vega adottò nuove tattiche, tutte caratterizzate da una violenza straor-
             dinaria.Si basavano sulla filosofia che alonso vega aveva trasmesso ai dirigenti dei
             Settori interprovinciali nel 1946 sotto forma di un “rapporto riservato”, in cui si esi-
             geva il massimo rigore nei confronti di “chiunque fosse detenuto”, ha affermato il
             Direttore generale della Guardia Civil, “con le armi in mano o incriminato per atti
             di tale natura”. Un’altra decisione consisteva nel rafforzare ulteriormente l’attività
             informativa del Servicio de Información de la Guardia Civil (SiGC), il ruolo delle
             contrapartidas (unità sotto copertura) e nel concedere carta bianca ai comandanti
             incaricati di combattere la guerriglia.
                   La nuova strategia ebbe conseguenze letali per il movimento, che vide aumen-
             tare i caduti rispetto gli anni precedenti. il numero dei caduti ebbe il suo picco anche
             nella Guardia Civil. il prezzo che i suoi uomini dovettero pagare per rispondere alle
             richieste del regime di porre fine alla resistenza fu estremamente alto.

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