Page 267 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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trolli di polizia da parte del fascismo, la lettura è diversa. se da una parte effettiva-
mente egli non citava le guerre successive al 1918, dall’altra, in un passo dell’ordine
del giorno dell’assemblea del 23 luglio, si tendeva la mano aperta a chi, tesserato
fascista, non si era macchiato di nefandezze. in sostanza, non si accennava alle guer-
re fasciste, ma in realtà non si intendevano accettare coloro che ne avevano tratto
benefici immeritati . in questo senso, non si ritengono condivisibili alcune rifles-
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sioni presenti in Luci ed ombre avanzate su questa fase della vita dell’eroe .
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anche il confronto, o meglio, lo scontro che Cabruna ebbe con gli uffici della
Presidenza del Consiglio, lascia comprendere come egli fosse compreso dalla mis-
sione assegnatagli, pur tenendo conto della vita che il fascismo gli aveva fatto tra-
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scorrere non poche difficoltà nel ventennio precedente . la posizione poco dispo-
nibile ai compromessi che Cabruna tenne nel corso del suo mandato di
Commissario non ebbe buon gioco del lavoro che stava conducendo all’interno
dell’anmiG tanto che all’inizio del 1946 la direzione fu assunta da 3 nuovi respon-
sabili: il consigliere di stato alfonso barra Caracciolo di basciano, l’avvocato
Eugenio marotta e monsignor Edoardo Girardi .
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al di là delle presunte irregolarità nella gestione dell’associazione, tutte mani-
festatesi infondate, si segnala l’impegno del Commissario e del Vice Commissario a
favore degli associati.
in questo senso, una copia di un testo di telegramma inviato il 23 aprile 1945
alle federazioni provinciali dei mutilati dell’italia liberata così riportava: “seguito
insediamento commissione revisione legislazione pensioni guerra pregoti assicurare
nostri compagni mutilati avere io subito predisposto netta decisa presa posizione
20 Giorgio rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta, torino,
Einaudi, 2005. nella prefazione, lo scomparso Padre della storia militare italiana affermava che ini-
zialmente avrebbe voluto intitolare il volume le guerre fasciste, ma poi ha ritenuto più opportuno
quello di le guerre italiane, perché se è vero che queste furono volute dal fascismo e dai suoi soste-
nitori, è anche vero che furono combattute e il loro peso ricadde su tutti gli italiani, p. Xiii.
21 ancora Capone “non si fece scrupolo, in forza della sua ideologia, di condannare centinaia di miglia-
ia di combattenti, soprattutto mutilati ed invalidi, all’ostracismo, negando in tono insultante l’amo-
re di Patria ed il senso del dovere di coloro che erano stati mandati a combattere le guerre coloniali,
la guerra di spagna e poi la seconda guerra mondiale. nell’emanare la sua circolare Cabruna avrebbe
dovuto tenere conto che nel novembre del 1944, decine di migliaia di italiani morivano nei campi di
concentramento non solo tedeschi”, pp. 263-264. andrebbe distinta la custodia all’interno dei
campi di prigionia degli alleati, sottoposti alle convenzioni di Ginevra, da quella degli internati
militari italiani e dei Deportati che subivano sorti ben diverse in mano tedesca. su questo periodo,
invece, Vito marcuzzo si esprime diversamente, idem, Gloria e solitudine. Ernesto Cabruna, Ponte
di Piave, Gianni sartori Editore, 2018, pp. 222-228.
22 F. Capone, Ernesto Cabruna cit., pp. 265-266.
23 ivi, p. 269. il 23 febbraio è la data di nomina, p. 269, ma i tre membri della direzione assunsero l’in-
carico il 23 marzo, p. 273.
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