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LA DISCIpLINA DeLL’uTILIzzAbILITà proCeSSuALe DegLI ATTI CompIuTI DALLe SquADre
INveSTIgATIve ComuNI (SIC)
Proprio quest’ultimo punto consente un’analogia rilevante con gli atti com-
piuti dalle SIC. Gli atti formati all’estero durante la partecipazione a una squadra
investigativa comune, pur non essendo assunti tramite rogatoria, possono essere
assimilati a quelli indicati dall’articolo 431, lettera d, poiché rispondono a una logi-
ca di assistenza giudiziaria e cooperazione internazionale. Tuttavia, la norma non
disciplina l’utilizzabilità degli atti compiuti secondo modalità alternative, come
quelle adottate dalle SIC, ed è qui che sorgono i principali dubbi interpretativi. Ciò
ha portato una parte della dottrina e della giurisprudenza ad interrogarsi sull’even-
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tuale necessità di applicare per analogia le garanzie previste per le rogatorie interna-
zionali anche agli atti delle SIC. A tal f ne, occorre esaminare gli articoli 729 e 727
c.p.p., che regolano la procedura rogatoriale e le eventuali sanzioni applicabili in
caso di violazioni.
L’articolo 729 c.p.p. stabilisce che gli atti compiuti all’estero tramite rogatoria
siano utilizzabili nel processo italiano, purché non siano contrari ai principi fonda-
mentali dell’ordinamento italiano. La disposizione introduce, dunque, un f ltro di
compatibilità sostanziale, imponendo al giudice italiano di verif care che gli atti
acquisiti non violino le regole essenziali in materia di diritti fondamentali (in primis
diritto di difesa e alla riservatezza), ordine pubblico o buon costume. Tuttavia, l’ar-
ticolo 729 non richiede che gli atti compiuti all’estero rispettino formalmente tutte
le norme del codice di procedura penale italiano. Questo orientamento si inserisce
in un quadro più ampio, volto a promuovere la circolazione della prova nello spazio
europeo di libertà, sicurezza e giustizia e che, in relazione alle SIC deve essere decli-
nato alla luce delle specif cità dello strumento investigativo, che opera al di fuori
delle tradizionali procedure di rogatoria.
L’articolo 727 c.p.p., di natura sanzionatoria, disciplina le modalità di esecu-
zione della rogatoria e prevede che, in caso di inosservanza delle condizioni stabilite
dall’autorità italiana, gli atti compiuti all’estero siano inutilizzabili. Tale disposizio-
ne introduce una sanzione processuale severa, che mira a garantire il rispetto delle
indicazioni fornite dall’autorità richiedente, ma (ancora una volta) si applica esclu-
sivamente alle rogatorie internazionali e non alle SIC. Questo limite evidenzia una
lacuna normativa che potrebbe generare incertezze applicative: sebbene gli atti
compiuti dalle SIC siano equiparati, in termini di ef cacia probatoria, a quelli for-
mati in ambito nazionale, essi rimangono privi di una disciplina specif ca in relazio-
ne alle violazioni commesse durante la loro esecuzione.
1 ex multis A. Scalfati, La circolazione della prova nello spazio giudiziario europeo, Cedam, 2015; L.
Filippi, P. Gualtieri, P. Moscarini, A. Scalfati (a cura di), La circolazione investigativa nello spazio
giuridico europeo: strumenti, soggetti, risultati, Cedam, 2010.
2 ex multis, Cassazione Penale, sez. I, 22 gennaio 2009, n. 21673.
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