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DAll’eCCellenzA TeCnICO-OPeRATIvA All’InTegRAzIOne STRATegICA




               il dibattito e le pratiche a livello internazionale.
                    Anche in Italia, contesti storicamente complessi, come quello degli “anni di
               piombo”, hanno evidenziato la necessità di sviluppare competenze negoziali più
               strutturate.  Le  sf de  poste  dal  terrorismo  e  dalla  criminalità  organizzata  hanno
               messo in luce, spesso in modo critico, l’importanza di capacità quali l’ascolto attivo,
               la gestione delle emozioni e l’adattamento comunicativo, anticipando una rif essio-
               ne più sistematica sul ruolo delle soft skill nella gestione delle crisi.
                    Il modello di “negoziazione in crisi” elaborato dall’FBI si fonda su principi
               psicologici e sociologici e mira a facilitare la risoluzione dei conf itti attraverso la
               comprensione del soggetto coinvolto e un’interazione empatica. In tale cornice si
               colloca il Behavioural Influence Stairway Model (BISm), una strategia articolata in
               fasi sequenziali che evidenzia come la cooperazione non possa essere imposta, ma
               costruita progressivamente attraverso la relazione.
                    Il BISm si compone di cinque fasi fondamentali: attenzione, rapporto, emo-
               zione, logica e risoluzione. Ciascuna fase sottolinea il ruolo centrale dell’ascolto atti-
               vo e della comprensione delle emozioni come prerequisiti per orientare il compor-
               tamento del soggetto in crisi. Come af ermava Carl Rogers, non possiamo cambiare
               ciò che non riconosciamo: tale principio si rif ette nella fase iniziale del modello, in cui
               la costruzione della f ducia rappresenta la condizione necessaria per ogni sviluppo
               successivo del processo negoziale.
                    Solo attraverso un’interazione empatica è possibile giungere a una compren-
               sione autentica delle esigenze e delle preoccupazioni dell’interlocutore, riducendo
               la distanza psicologica e creando un clima favorevole alla cooperazione. Una volta
               stabilito il rapporto, il processo negoziale può evolvere verso una fase di inf uenza,
               nella quale il negoziatore orienta progressivamente il soggetto verso scelte meno
               aggressive e più razionali, percepite come coerenti con i suoi interessi. Il cambia-
               mento comportamentale si consolida quando il soggetto inizia a visualizzare un
               esito positivo della negoziazione, facilitando così la risoluzione della crisi.
                    Questi principi risultano particolarmente utili anche nella rilettura di eventi
               storici complessi. Il periodo degli “anni di piombo” in Italia, caratterizzato da vio-
               lenza politica e terrorismo, of re esempi emblematici di come l’assenza di protocolli
               negoziali strutturati e di una preparazione specif ca sulle competenze relazionali
               abbia  reso  estremamente  dif  cile  la  gestione  delle  crisi.  Il  sequestro  del  giudice
               Giovanni D’Urso nel 1980, ad opera delle Brigate Rosse, evidenzia come la nego-
               ziazione fosse allora fortemente condizionata da improvvisazione, pressioni media-
               tiche e interferenze politiche, più che da un approccio sistematico fondato sulla
               comunicazione e sull’ascolto.


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