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ETICA E LEADERSHIp
L’analisi di tali episodi non ha una f nalità meramente descrittiva, ma consen-
te di mettere in luce, in chiave rif essiva, le criticità derivanti dalla mancanza di soft
skill strutturate e, al contempo, di riconoscere come la capacità di adattamento e di
mantenere un dialogo, anche in condizioni estreme, abbia rappresentato un primo
nucleo di apprendimento istituzionale. In questo senso, il caso D’Urso può essere
letto come un momento di svolta che ha contribuito ad avviare un’evoluzione nelle
pratiche di gestione delle crisi in Italia.
Nel complesso, l’analisi della negoziazione in crisi, sia nei modelli teorici sia
nei contesti storici, conferma l’importanza di un approccio umano e strategico,
fondato sull’ascolto attivo, sull’empatia e sull’adattamento al contesto. Le soft skill
emergono così non come un elemento accessorio, ma come una componente
essenziale per af rontare situazioni ad alta complessità emotiva e decisionale, orien-
tando l’azione verso esiti non violenti e sostenibili.
Altrettanto innovativa è stata l’applicazione della psicologia investigativa
come strumento in grado di orientare e supportare le dinamiche delle indagini, in
particolare attraverso una maggiore attenzione alle dimensioni comunicative e rela-
zionali. In tale prospettiva, l’utilizzo di competenze quali l’ascolto attivo, l’empatia
e la comprensione dei vissuti emotivi ha rappresentato un’evoluzione signif cativa
rispetto a modelli esclusivamente tecnici o coercitivi.
In questo senso può essere richiamato il caso di Ferdinando Carretta, che nel
1989 uccise i genitori e il fratello a parma e la cui confessione avvenne solo molti
anni dopo. La ricostruzione investigativa evidenzia come il percorso che ha condot-
to alla confessione sia stato favorito da una strategia di interazione psicologica
attenta al disagio emotivo e alle dif coltà relazionali del soggetto. In particolare,
l’ascolto attivo ha assunto un ruolo centrale durante gli interrogatori: gli investiga-
tori non si sono limitati a raccogliere dichiarazioni formali, ma hanno prestato
attenzione anche agli aspetti non verbali della comunicazione, quali gesti, posture e
variazioni del tono di voce, elementi utili per cogliere lo stato emotivo dell’interlo-
cutore.Questo approccio ha permesso di esplorare il vissuto personale dell’imputa-
to in un clima privo di giudizio, favorendo la costruzione di un rapporto di f ducia.
La creazione di un ambiente percepito come sicuro e non ostile ha costituito una
condizione essenziale per avviare un dialogo più aperto e autentico, coerente con
una visione delle soft skill come competenze relazionali orientate alla comprensione
piuttosto che alla coercizione.
Nel corso dell’interrogatorio sono state adottate anche strategie comunicative
volte a stimolare la rif essione del soggetto sulla propria posizione e sulle conseguen-
ze delle sue azioni.
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