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PRotEzIonE dEllA CoMunItà E dEllA CoMPAGInE MIlItARE dAllA GuERRA CoGnItIvA
in questa definizione di guerra asimmetrica, i combattimenti frontali vengo-
no sostituiti da azioni a lunga distanza e contactless, secondo un apparato concettua-
le che guarda molto alla tradizione dogmatica militare sovietica, che esaltava l’im-
piego di inganno, sotterfugi, disinformazione e sabotaggio e che, con lo sviluppo
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della tecnologia, punta poi all’interferenza sul processo decisionale dell’avversario
anche mediante attacchi elettronici sulla sua catena di comando e controllo, finan-
che con il proposito di manipolarne la visione della realtà.
Un approccio strategico ed olistico a un tempo, che teorizza l’impiego com-
binato di strumenti di hard e soft power a coercizione variabile, da quella militare e
nucleare a quelle economica, energetica, politica e diplomatica e, soprattutto, ciber-
netica e della sfera dell’informazione in cui non si abbandona l’uso della forza mili-
tare, ma lo si diluisce.
Una prospettiva sicuramente rivoluzionaria rispetto ai testi sacri dell’arte mili-
tare occidentale, se solo si pensa all’importanza dell’annientamento del nemico,
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ritenuto lo scopo ultimo cui approda la guerra nel pensiero di von Clausewitz ed
a quella del plastico “contatto armato con il nemico” nella visione delle guerre otto-
centesche, al cui contesto si deve l’emblematica riflessione che nessun piano di bat-
taglia sopravvive al “contatto” con il nemico, inteso come incontro delle forze prin-
cipali di due schieramenti contrapposti, che evoca l’ancestrale “cozzo” degli eserciti
oplitici dell’antica Grecia .
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Quella compendiata da Gerasimov è invece una teoria che si sostanzia in
“misure attive” di ricerca e contatto non armato (rectius non cinetico) ma
comunque aggressivo con l’avversario, sicuramente collocata nel solco della dot-
trina sovietica ma che, secondo l’interpretazione di alcuni studiosi, i russi repute-
rebbero originariamente elaborata dagli americani, attribuendo proprio agli Stati
Uniti di averla condotta per primi, inducendo in tal modo la federazione russa
ad una “difesa attiva” da un ritenuto progetto di “accerchiamento” da parte
dell’occidente.
9 La maskirovka, letteralmente mascheramento-camuf amento, intesa come l’insieme di azioni di
depistaggio visivo, disinformazione e psicologia applicata, per far credere agli avversari qualcosa che
non è vero. Elaborata negli anni venti, rivisitata all’indomani dell’operazione Barbarossa del 1941,
essa arriva f no ai giorni nostri. La maskirovka è dunque l’evoluzione di una pratica che risale agli
albori dell’era sovietica af nata negli anni della Guerra fredda e ben si lega al concetto di disinfor-
mazia, intesa non come contrario dell’informazione ma un’alterazione dell’informazione, con un
termine inventato da Stalin e applicato per inviare mendaci informazioni ai dissidenti russi rifugiati
in francia.
10 Karl von Clausewitz (Autore), della guerra Ambrogio Bollati ed Emilio Canevari
(Traduttori), Edizione Mondadori, 2017.
11 Sul punto si veda victor Davis Hanson: l’arte occidentale della guerra. descrizione di una battaglia
nella Grecia classica, ed. Garzanti, 2009.
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