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OSSERvATORIO INTERNAzIONAlE




                  Senza dubbio abbiamo assistito alla metamorfosi dei jihadismi così come alla
             sostituzione dei protagonisti del terrore, questo però non toglie che attentati terro-
             ristici possano avvenire nelle nostre città anche oggigiorno, soprattutto alla luce
             della nuova crisi che sta interessando il medio Oriente. leggere in un’ottica euro-
             peista e democratica alcuni dei sistemi antiterroristici più ef  cienti e coniugarli al
             dettame nostrano potrebbe essere una valida ricetta per continuare a vivere sotto il
             velo della inviolabilità.
                  Il presente articolo analizza le peculiarità delle legislazioni preventive di due
             Paesi mediorientali come Giordania e Israele, e del nostro Paese, anch’esso caratte-
             rizzato da una variegata esperienza nell’ambito del contrasto al terrorismo.
                  Il peculiare contesto sociale mediorientale ha dato vita a sistemi giuridici pre-
             ventivi  notoriamente  securitari,  anche  a  fronte  di  quotidiane  esigenze  di  tutela
             dell’ordine costituito in Paesi dove spesso basta una semplice rivolta (orchestrata ad
             hoc) per scatenare disordini sociali.
                  In ultima istanza, la perdurante crisi israelo-palestinese sta of rendo tragici
             spunti di rif essione. Ad una legislazione così salomonica (di nome e di fatto) si
             af  anca una durissima repressione nei confronti di Hamas e di tutta la cittadinanza
             di Gaza. Il modello israeliano, l’unico che attualmente è coinvolto in prima linea nel
             fronteggiare il terrorismo, è ancora valido? Ha senso avere una legislazione così
             stringente se poi le catastrof  sono inevitabili? Questo modo di vedere il contrasto
             al terrorismo of re garanzie di ef ettiva protezione dei cittadini?
                  Dall’altra parte del Giordano invece, gli Hashemiti decidono di non contrastare
             apertamente la linea dei terroristi ma di criticare, per l’appunto, la traduzione in fatti di
             quanto scritto nelle molteplici leggi antiterrorismo israeliane; non poteva che essere
             così giacché il sostrato sociale giordano è prevalentemente composto da palestinesi in
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             esilio dalla “Nakba”  o dai f gli di questa tragica emigrazione. Questa scelta sarà condi-
             visa dell’alleato statunitense e, a bocce ferme, dalla Knesset? Il sistema antiterroristico
             italiano sta rispondendo positivamente, così come da diversi anni a questa parte. Il
             silente lavoro dei reparti dediti prevalentemente al contrasto delle ondate terroristiche,
             congiunto al lavoro delle Agenzie, sembrerebbe essere un punto fermo nell’alveo delle
             diverse specialità che l’Arma dei Carabinieri of re al Paese. Saremo quindi capaci di leg-
             gere con la dovuta sensibilità il mutamento degli scenari in medio Oriente, magari
             ponendoci come mediatori in un mondo, quello del Sud Globale, che non ci sta ad
             essere il fanalino di coda delle macroeconomie capitaliste occidentali (BRICS allarga-
             to)? l’Italia riuscirà a rendersi protagonista attiva dello scacchiere mediterraneo, inter-
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             cettando i malumori nordafricani, i tumulti a sud del Sahel e l’estate palestinese ?


             1 Simone Sibilio, Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese, Edizioni Q, 2015.
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