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Le Donne neLLA JIhAD
ridef nizione dell’identità femminile come “sacerdotessa della fede armata” costrui-
scono un immaginario jihadista femminile transnazionale, capace di superare con-
f ni linguistici e culturali, e di attrarre donne da ogni parte del mondo.
5. Verso approccio integrato e multidisciplinare al fenomeno del terrorismo
femminile di matrice jihadista
Af rontare il fenomeno della radicalizzazione femminile nel contesto del ter-
rorismo jihadista richiede un approccio integrato e multidisciplinare, capace di
tenere insieme le diverse prospettive - sociale, culturale, religiosa e giuridica - che
concorrono a def nirne la complessità. Ridurre la questione a una dimensione
puramente securitaria o penale risulta non solo inef cace, ma rischia anche di raf-
forzare le stesse dinamiche di esclusione e alienazione su cui si fonda la propaganda
radicale.
Di fronte al rientro delle foreign fighters o delle donne che scelgono di disso-
ciarsi dal radicalismo, è essenziale predisporre politiche di accoglienza, recupero e
risocializzazione. tali percorsi non possono essere improvvisati né appiattiti su logi-
che punitive. Al contrario, devono essere progettati sulla base di un ascolto attento
delle storie individuali, della presa in carico psicologica, del supporto educativo e
della formazione professionale. Particolare attenzione va riservata ai f gli di queste
donne, spesso esposti a traumi profondi, carenze af ettive e isolamento sociale: per
loro è necessario attivare interventi mirati, che coniughino protezione, cura e inte-
grazione.
Le testimonianze delle donne che hanno vissuto l’inferno del jihadismo e
sono riuscite ad allontanarsene rappresentano strumenti preziosi per smontare la
retorica della propaganda. Le loro voci, autentiche e dissonanti, possono alimentare
una contro-narrazione forte e credibile, capace di raggiungere le giovani donne in
cerca di senso e appartenenza.
Uno dei casi più emblematici è quello di Sophie Kasiki: francese, madre e con-
vertita all’Islam, non era né una persona fragile né priva di strumenti culturali.
eppure è caduta nella trappola ideologica e af ettiva costruita dalla propaganda
jihadista online. Come molte altre donne occidentali, è stata attratta dall’illusione
di un mondo più puro, spirituale, libero dalla corruzione dell’Occidente. Convinta
da alcuni giovani francesi radicalizzati, è partita per la Siria portando con sé il f glio.
tuttavia, l’arrivo a Raqqa non ha segnato l’inizio di una nuova vita, ma quello della
sua prigionia. Reclusa in una “casa per donne”, costantemente sorvegliata e priva di
libertà di movimento, Sophie si è trovata intrappolata in un sistema oppressivo, ben
lontano dall’immagine idilliaca dif usa dai reclutatori dello Stato Islamico sui social
media.
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