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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             imbarazzi, senza tuttavia risolvere la questione; il generale Juin “a été choqué
             par les plaintes de l’AMG relative à l’attitude de certains éléments des troupes
             françaises à l’égard de la population italienne… Des actes de brigandage ont été
             commis. Des vols à main armée et des viols ont révolté la population qui se
             plaint amèrement aux autorités alliées. Il y a bien entendu la part de l’exagéra-
             tion, mais pareils faits font courir le risque de discréditer une armée composée
             pour l’essentiel de troupes coloniales… Les commandants divisionnaires et le
             commandant des goums prendront donc toutes les mesures nécessaires pour
             faire cesser tous les actes qui sont nuisibles au moral et à la dignité du vain-
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             queur” . Dunque, tornando ad osservare i dati statistici presentati si può sola-
             mente segnalare che i crimini commessi dalle truppe del corpo di spedizione
             francese (CEF) furono ridotti numericamente, considerando che la presenza
             francese in Italia fu drasticamente ridotta a poche centinaia di militari a partire
             dal luglio 1944 e dunque anche le violenze carnali commesse in Toscana danno
             la dimensione dell’alto tasso di crimini commessi in relazione al breve periodo
             di permanenza di tali truppe. Inoltre, si consideri che lo stigma sociale della vio-
             lenza subita abbia sicuramente creato forti resistenza nel presentare le relative
             denunce raccolte principalmente dai Carabinieri e poi comunicate ai vertici mili-
             tari italiani. Dunque, si può affermare che tali dati statistici raccolti costituisco-
             no una rappresentazione per difetto delle attività criminali di una parte delle
             truppe alleate. Certamente secondo alcune ricerche più recenti, si può afferma-
             re che i vertici militari francesi in Italia colpiti nel vivo dalle forti rimostranze
             italiane, vaticane e dai rapporti alleati che circolavano sul conto delle truppe
             combattenti per la Francia, si misero in moto avviando un’azione punitiva vigo-
             rosa ma oramai a sanzione del comportamento di loro militari ben al di là delle
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             azioni compiute lungo la linea Gustav .
                  Purtroppo, se da una parte vi era attenzione al problema tanto da parlarne
             ai più alti livelli, dall’altra l’assenza di ulteriori informazioni lascia aperti gli inter-
             rogativi in merito alle azioni conseguenti che furono richieste ai più alti coman-
             di alleati.

             7.  Conclusioni
                  Se da una parte i rapporti con i Carabinieri Reali e, in generale con i mili-
             tari italiani, non furono facili è pur vero che la posizione degli alti comandi
             alleati mutò in breve tempo, consapevoli sia del ruolo dell’Arma, sia della neces-
             39   Jean-Cristophe Notin, La campagne d’Italie. Les victoires oubliées de la France 1943-1945, Paris,
                  Editions Perrin, 2007, p. 518, che cita i diari del generale Mark Clark. Passi analoghi sono
                  presenti anche alle pp. 644-645.
             40   Si rinvia al capitolo L’énquête jamais ouverte in J.-C. Notin, La campagne d’Italie cit., pp. 637-654.

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