Page 183 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI IN MOLISE, 1943-1944




                    L’ufficiale tedesco comandante del reparto ordina l’immediata fucilazione
               di tre ostaggi, presi tra la popolazione, per rappresaglia nel caso in cui non si
               fosse presentato il responsabile del ferimento. Vengono catturati una trentina di
               uomini.  Tra  questi,  allo  scadere  dell’ultimatum,  vengono  scelti  i  Carabinieri
               Vincenzo  Simone  e  Giovanni  Iuliano  nonché  il  contadino  cinquantenne
               Giuseppe Di Lena. I tre ostaggi nel primo pomeriggio vengono condotti nei
               pressi della Fontanella Canaparo in contrada Brecciaro dove, sotto i fucili spia-
               nati dei militari tedeschi, sono costretti a scavarsi la fossa. Poco prima della loro
               esecuzione Simone, ai due compagni di sventura che pensano che quelle buche
               possano servire per la costruzione di una trincea, fugando ogni dubbio, con voce
               rassegnata, dice: La fossa che i tedeschi ci hanno fatto scavare è soltanto per noi. Qualche
               istante prima di cadere con il contadino sotto i colpi del plotone di esecuzione,
               rivolgendosi al giovanissimo Iuliano, gli grida anche di tranquillizzarsi e morire
               per  la  Patria.  Ma  Iuliano  si  salva  miracolosamente.  Infatti  rimane  solo  ferito
               all’inguine dal proiettile che gli attraversa la coscia senza però scalfire il femore.
               Pochi secondi ed inizia a correre per raggiungere un canneto poco distante men-
               tre l’unico tedesco armato di mitra, con una raffica, tenta di bloccare la sua
               disperata fuga. I tedeschi sicuri di averlo ucciso lo ignorano per qualche minuto,
               il tempo necessario per consentire al giovane Carabiniere di strisciare pancia a
               terra e raggiungere, dolorante e con una forte emorragia in corso, l’altra parte
               del canneto da dove si dilegua tra la fitta vegetazione del vallone di Tavenna-
               Acquaviva. A salvargli la vita è il medico del paese Giuseppe Lamelza il quale
               quel giorno riesce anche a recuperare il fucile sottratto al militare tedesco evitan-
               do così altre gravi rappresaglie contro la popolazione. Per Iuliano è la fine di un
               incubo. Dopo la guerra lascia l’Arma dei Carabinieri ed emigra in Argentina.
               Vincenzo Simone, invece, dopo aver prestato servizio sul fronte greco fino a
               pochi mesi prima quale militare addetto alla vigilanza interna della villa del comandante
               superiore delle Forze Armate ad Atene , trova la morte in Patria e nel suo Molise.
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                    Frattanto sulla direttrice di Campobasso già da giorni le forze canadesi della
               1  e 3  brigata di fanteria supportata dai carri, provenienti dal foggiano, si scon-
                 a
                     a
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               trano  con  la  29  Divisione  panzergrenadier che si sta ritirando dall’area di
               Benevento e che prende posizione nella stessa area. I canadesi che puntano alla
               conquista del futuro capoluogo di regione, ininterrottamente di giorno e di notte,
               colpiscono con l’artiglieria pesante le postazioni tedesche che occupano diversi
               comuni  della  Valle  del  Fortore.  Tra  gli  obiettivi  militari  dei  soldati  canadesi
               anche le caserme dei Carabinieri come, ad esempio, quelle di Gambatesa e Toro.

               41   Ivi, Sezione Mista Carabinieri Reali (Centro di mobilitazione - Legione CC.RR. di Ancona),
                    Diario Storico Militare degli eventi del febbraio 1943.

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