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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             di appartenenza è un “cemento” forte e un vanto, che addirittura può contri-
             buire a dare una maggiore motivazione alla scelta di “servire alle Bandiere”,
             ossia ad intraprendere uno stile di vita con un codice comportamentale rigoroso
             che contempla tra i suoi parametri il sacrificio, anche estremo, per il bene e la
             difesa della collettività, un impegno sottoscritto da un giuramento assai vinco-
             lante e oneroso.
                  Per ragioni funzionali, ordinative e amministrative, reparti e grandi unità
             possono essere sciolti o assorbiti da altri, ma ciò avviene nel massimo rispetto,
             con la devota conservazione dei passati riferimenti e, anzi, a volte anche con
             il mantenimento di alcuni simboli, come i piccoli alamari degli ufficiali in ser-
             vizio di Stato Maggiore, retaggio dell’antico Corpo di Stato Maggiore sop-
             presso nel 1920 o l’aquila dei Corazzieri, mantenuta anche con il cambio isti-
             tuzionale .
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                  Ma altre volte la soppressione e/o la confluenza di un’istituzione militare
             in un’altra può comportare l’eradicazione forzata di ogni legame col suo passato
             e le sue tradizioni, questo perché magari se ne vuole utilizzare le competenze,
             la particolare qualificazione, ma in un contesto militare diverso o per il quale
             quei legami sono invisi. È questo il caso dell’assorbimento di quel che rimaneva
             dei  Carabinieri  Reali  nei  territori  della  Repubblica  Sociale  Italiana  (RSI),  da
             parte della Guardia nazionale Repubblicana (GNR) .
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             2. Eliminare gli alamari, eliminare i Carabinieri
                  Com’è ampiamente noto e acclarato, il Fascismo non si fidava dell’Arma,
             perché ne conosceva bene il senso di legalità, l’osservanza del principio di legit-
             timità, le tradizioni monarchiche e il giuramento che la vincolavano ad una asso-
             luta fedeltà alla dinastia e ai suoi familiari, da cui promanava da 130 anni, che
             proteggeva fisicamente e alla quale riferiva anche direttamente, come s’era con-
             statato poco tempo addietro con il cosiddetto arresto di Mussolini .
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                  Per cui i vertici del governo “repubblichino”, si adoperarono sin da subito,


             1    Sulle uniformi dell’Arma dei Carabinieri si rinvia a Vincenzo Pezzolet, Rosso, argento e turchi-
                  no. I colori, le armi, le uniformi dei Carabinieri. Volume Primo: Dalle origini all’Unità d’Italia, Roma,
                  Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, 1999; Volume Secondo: Dall’Unità d’Italia alla vigilia
                  del  grigio-verde,  Roma,  Ente  Editoriale  per  l’Arma  dei  Carabinieri,  2000;  Volume  Terzo:
                  Dall’avvento del grigio-verde al Secondo Conflitto Mondiale, Roma, Ente Editoriale per l’Arma dei
                  Carabinieri, 2001.
             2    Sulla costrizione dei Carabinieri nella Guardia Nazionale Repubblicana, si rinvia al testo Il
                  grande inganno di Massimiliano Sole apparso nelle pagine di questo Numero Speciale.
             3    In  merito  si  rinvia  al  contributo  di  Marco  Riscaldati,  L’Arma  dei  Carabinieri  dall’arresto  di
                  Mussolini alla sua liberazione, in Flavio Carbone (a cura di), I Carabinieri del 1943. Numero Speciale
                  della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, a. LXX (2023), pp. 85-103.

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