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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
L’impatto emotivo di questi conflitti in Europa fu enorme, e più di tutti i
paesi lo fu in Italia e in Francia, le due maggiori nazioni occidentali ad aver subi-
to l’occupazione tedesca. La spinta identificatrice nelle due società era quindi
fortissima, e non solo nella parte di popolazione che politicamente solidarizza-
va con i guerriglieri. Era infatti difficile non riconoscere nel conflitto in atto
molte analogie con la situazione dell’Europa occupata: un governo fantoccio,
un esercito straniero, un movimento di resistenza che agiva sia con metodi di
guerriglia che con vere e proprie azioni di terrorismo, una popolazione civile nel
mezzo, vittima di una guerra feroce e indiscriminata. La sorpresa fu grande, e
sgradevole, nello scoprire che i soldati statunitensi, i liberatori di Italia e Francia,
si abbandonavano spesso ad eccessi del tutto simili a quelli dei tedeschi venti-
cinque anni prima, e non solo dei tedeschi.
La guerra, insomma, riapriva ferite relativamente recenti per l’Italia e
recentissime per la Francia, entrambe nazioni occupanti nel loro vicino passato
e colpevoli in larga parte degli stessi comportamenti che venivano stigmatizzati
nei confronti degli Stati Uniti e del regime del Viet-Nam del sud da essi soste-
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nuto . La IV Repubblica francese, che aveva il proprio evento fondatore nella
guerra contro la Germania nazista e orgogliosamente rivendicava la propria
condizione di erede della prima democrazia europea fondata sui diritti dell’uo-
mo, si trovò a vivere una lacerazione profonda quando le ragioni dell’interesse
coloniale la portarono a scontrarsi con il tenace movimento di resistenza alge-
rino. Per combattere l’avversario, infatti, gli stessi militari che avevano combat-
tuto l’occupante nazista in Africa, in Italia e sul suolo francese in nome della
libertà dovettero applicare molti dei sistemi, dalla tortura all’esecuzione di
ostaggi, che l’opinione pubblica credeva, o voleva credere, appartenessero solo
alla barbarie nemica. Lo shock, culturale prima ancora che politico, fu enorme e
portò alla crisi della IV Repubblica e aprì al ritorno al potere del generale
Charles De Gaulle, il cui prestigio consentì che chiudere la stagione coloniale e
1 Esploso dopo la denuncia del giornalista Henri Alleg, sottoposto a tortura dai militari con
l’accusa di complicità con la guerriglia, lo scandalo della “guerra sporca” aveva diviso pro-
fondamente la Francia, che si considerava depositaria dei diritti dell’uomo e che era stata il
simbolo della lotta dell’Europa occupata contro il nazismo. Era lecito adoperare i medesimi
mezzi dei tedeschi da parte di una nazione democratica? Quanta differenza esisteva fra l’oc-
cupazione di Parigi e quella di Algeri? A tali domande venne posto seccamente termine con
la decisione di porre fine alla presenza francese in Algeria. Decisione presa, non casualmente,
da un militare prestato alla politica come il generale De Gaulle, che aveva ben presente come
il ricorso abituale a pratiche di guerra illegali, quasi inevitabili in contesti coloniali, avrebbe
logorato alla lunga il tessuto morale e quindi l’unità identitaria stessa della nazione francese.
Sull’argomento vedi: Alistair Horne, La guerra d’Algeria, Milano, Rizzoli, 2007; Pierre Naquet-
Vidal, Lo stato di tortura. La guerra d’Algeria e la crisi della democrazia francese, Milano, ReGestae,
2012, Henri Alleg, La tortura, Torino, Einaudi, 2022.
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