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INSERTO
Sotto altro profilo, i limiti che in via interpretativa la Cassazione pone alle
modalità con le quali si può usucapire l’opera d’arte sono stati considerati infi-
cianti la certezza dei traffici nel mercato dell’arte. Quanto richiesto dalla Corte
rende l’usucapione di un’opera d’arte particolarmente difficile e complessa, spe-
cialmente per le opere meno interessanti per mostre o riviste specialistiche o, al
contrario, per quelle che, proprio per il loro elevato valore, sono difficilmente
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ostentate . A sua volta, la mancata operatività dell’usucapione impedisce di
attribuire certezza a situazioni di fatto protratte nel tempo ed espone il bene
artistico (seppur goduto come ne godrebbe qualsiasi proprietario) ad un
costante rischio di rivendica .
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Al di là dell’emersione di una contrapposizione tra l’orientamento giuri-
sprudenziale e quello prevalente nella dottrina, è vero che il tema dell’acquisto
delle opere d’arte a titolo originario (ex art. 1153 c.c. o per usucapione) presenta
indubbie peculiarità rispetto alla circolazione e all’acquisto dei diritti di proprie-
tà sui comuni beni mobili.
Ciò vale, in particolar modo, per quelle opere che ai sensi del Codice dei
beni culturali e del paesaggio sono da qualificarsi come beni culturali.
Gli artt. 1153 e 1161 c.c., al di là delle interpretazioni restrittive di cui si è
detto, offrono comunque un criterio per governare la circolazione delle comuni
opere d’arte, in quanto esprimono la «scelta politica» di avvantaggiare, a deter-
minate condizioni, il possessore del bene a discapito del proprietario: ciò al fine
di soddisfare la tradizionale esigenza di certezza e celerità dei traffici giuridici.
Ma è proprio tale esigenza, sulla quale sono stati fondati gli istituti giuridici della
regola del «possesso vale titolo» e dell’usucapione, a venir meno nella circola-
zione dei beni culturali.
In questa materia assume rilevanza l’interesse pubblico al controllo, alla
conservazione e alla fruibilità collettiva dell’opera di particolare rilevanza cultu-
rale: interesse che si esprime attraverso speciali limiti e condizioni alla circola-
zione del bene culturale definiti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Interesse opposto a quello della celerità e stabilità dei traffici commerciali.
Allora si dubita, in termini generali e proprio per questa ragione, che l’art.
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1153 c.c. possa operare con riferimento ai beni culturali . Ed anche quando lo
si assume teoricamente applicabile in via generale, nel concreto se ne limita for-
21 Sono queste le obiezioni di Geo Magri, Buona fede, clandestinità del possesso e opere d’arte rubate:
riflessioni a margine di una recente pronuncia della Cassazione, in Aedon, 2020.
22 Geo Magri, Buona fede, cit., par. 4.
23 Marco Comporti, Per una diversa lettura dell’art. 1153 cod. civ. a tutela dei beni culturali, in AA. VV.
Scritti in onore di Luigi Mengoni, Milano, 1995, p. 395. V. però, Rodolfo Sacco e Raffaele
Caterina, Il possesso, Milano, 2000, pp. 482 ss.
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