Page 286 - Rassegna 2024-2
P. 286

INSERTO




                  Sotto altro profilo, i limiti che in via interpretativa la Cassazione pone alle
             modalità con le quali si può usucapire l’opera d’arte sono stati considerati infi-
             cianti la certezza dei traffici nel mercato dell’arte. Quanto richiesto dalla Corte
             rende l’usucapione di un’opera d’arte particolarmente difficile e complessa, spe-
             cialmente per le opere meno interessanti per mostre o riviste specialistiche o, al
             contrario, per quelle che, proprio per il loro elevato valore, sono difficilmente
                     21
             ostentate .  A  sua  volta,  la  mancata  operatività  dell’usucapione  impedisce  di
             attribuire certezza a situazioni di fatto protratte nel tempo ed espone il bene
             artistico  (seppur  goduto  come  ne  godrebbe  qualsiasi  proprietario)  ad  un
             costante rischio di rivendica .
                                        22
                  Al di là dell’emersione di una contrapposizione tra l’orientamento giuri-
             sprudenziale e quello prevalente nella dottrina, è vero che il tema dell’acquisto
             delle opere d’arte a titolo originario (ex art. 1153 c.c. o per usucapione) presenta
             indubbie peculiarità rispetto alla circolazione e all’acquisto dei diritti di proprie-
             tà sui comuni beni mobili.
                  Ciò vale, in particolar modo, per quelle opere che ai sensi del Codice dei
             beni culturali e del paesaggio sono da qualificarsi come beni culturali.
                  Gli artt. 1153 e 1161 c.c., al di là delle interpretazioni restrittive di cui si è
             detto, offrono comunque un criterio per governare la circolazione delle comuni
             opere d’arte, in quanto esprimono la «scelta politica» di avvantaggiare, a deter-
             minate condizioni, il possessore del bene a discapito del proprietario: ciò al fine
             di soddisfare la tradizionale esigenza di certezza e celerità dei traffici giuridici.
             Ma è proprio tale esigenza, sulla quale sono stati fondati gli istituti giuridici della
             regola del «possesso vale titolo» e dell’usucapione, a venir meno nella circola-
             zione dei beni culturali.
                  In questa materia assume rilevanza l’interesse pubblico al controllo, alla
             conservazione e alla fruibilità collettiva dell’opera di particolare rilevanza cultu-
             rale: interesse che si esprime attraverso speciali limiti e condizioni alla circola-
             zione del bene culturale definiti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
             Interesse opposto a quello della celerità e stabilità dei traffici commerciali.
                  Allora si dubita, in termini generali e proprio per questa ragione, che l’art.
                                                                  23
             1153 c.c. possa operare con riferimento ai beni culturali . Ed anche quando lo
             si assume teoricamente applicabile in via generale, nel concreto se ne limita for-
             21   Sono queste le obiezioni di Geo Magri, Buona fede, clandestinità del possesso e opere d’arte rubate:
                  riflessioni a margine di una recente pronuncia della Cassazione, in Aedon, 2020.
             22   Geo Magri, Buona fede, cit., par. 4.
             23   Marco Comporti, Per una diversa lettura dell’art. 1153 cod. civ. a tutela dei beni culturali, in AA. VV.
                  Scritti  in  onore  di  Luigi  Mengoni,  Milano,  1995,  p.  395.  V.  però,  Rodolfo  Sacco  e  Raffaele
                  Caterina, Il possesso, Milano, 2000, pp. 482 ss.

             96
   281   282   283   284   285   286   287   288   289   290