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INSERTO




                  Ci si riferisce alla classica contrapposizione tra la concezione cosmopolita
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             e quella nazional-patrimoniale . Per la prima i beni culturali non dovrebbero
             essere trattenuti all’interno dei confini del Paese nel quale abbiano avuto origine
             ed anzi, in quanto patrimonio dell’intera umanità, la loro circolazione dovrebbe
             informarsi al principio di libera circolazione; per la seconda, invece, ispirata al
             contrapposto principio della staticità, tali opere, contribuendo ad identificare la
             propria comunità nazionale - alla quale, al di là della logica prettamente proprie-
             taria, apparterebbero idealmente  -, dovrebbero essere salvaguardati dallo Stato
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             attraverso politiche conservative e divieti di esportazione .
                  Conformemente alla collocazione tra i Paesi-fonte, quella italiana si confi-
             gura come una legislazione tradizionalmente poco largheggiante in materia di
             esportazione. Deve, anzi, rilevarsi che è proprio la vigilanza sulla circolazione
             degli  oggetti  d’arte,  più  di  altri  aspetti,  ad  aver  polarizzato,  durante  la  fase
             embrionale di sviluppo della normativa in materia, l’attenzione dei legislatori
             pre-unitari, i quali sono pervenuti a prescrivere rigorosi divieti di esportazione,
             solo in seguito attenuati dalla legislazione successiva: la legge “Rosadi” (art. 8,
             legge n. 364 del 1909), ma soprattutto - quantomeno nella sua versione origi-
             naria - la legge “Bottai” n. 1089 del 1939 (art. 35). Queste ultime, infatti, limi-
             tavano l’operatività del divieto di esportazione a cose di interesse storico-arti-
             stico  la  cui  fuoriuscita  potesse  provocare  un  danno  definito  rispettivamente
             “grave” o “ingente” al patrimonio storico-artistico.
                  La  concezione  nazional-patrimoniale  trova,  altresì,  accoglimento  nella
             Costituzione, la quale impone alla Repubblica la tutela del patrimonio storico e arti-


             3    Cfr., J.H. Merryman, Il controllo nazionale sull’esportazione dei beni culturali, in Riv. dir. civ., 1988,
                  633 ss., il quale evidenzia (pag. 634) che «a partire dalla metà degli anni sessanta, i paesi ricchi
                  di  beni  culturali  hanno  cominciato  a  promuovere  una  grossa  campagna,  sia  attraverso
                  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che attraverso l’UNESCO o organizzazioni regio-
                  nali, per incoraggiare i paesi importatori ad applicare le proprie leggi. Il successo di questa
                  campagna ha fatto sì che la politica restrittiva, tipica dei paesi ricchi di beni culturali, sia dive-
                  nuta un problema comune»; F. Francioni, Beyond State Sovereignty: The Protection of  Cultural
                  Heritage as a Shared Interest of  Humanity, in Michigan Journal of  International Law, 2004, 1209 ss.
             4    Sulla nazionalità del patrimonio storico-artistico costituzionalmente tutelato, v., F.S. Marini,
                  Lo statuto costituzionale dei beni culturali, Milano, 2002, 208 ss.
             5    Cfr.,  M.  Marletta,  La  restituzione  dei  beni  culturali.  Normativa  comunitaria  e  Convenzione  UNI-
                  DROIT, Padova, 1997, 4 ss.; M. Frigo, La circolazione internazionale dei beni culturali. Diritto inter-
                  nazionale, diritto comunitario e diritto interno, Milano, 2007, 8 ss. I beni culturali sarebbero carat-
                  terizzati dal «principio della staticità in contrapposizione a quello della libera circolazione,
                  che caratterizza i beni aventi soltanto un valore economico»: così, A. Catelani, Restituzione dei
                  beni  culturali  usciti  illecitamente  da  uno  Stato  membro  dell’Unione  europea,  in  A.  Catelani,  E.  De
                  Marco, V. Gasparini Casari, A. Papa, M. Tivelli, La circolazione dei beni culturali. Commento alla
                  legge 30 marzo 1998, n. 88, Milano, 1998, 22. Sull’aumento delle transazioni commerciali delle
                  opere d’arte, che si registra, però, negli ultimi anni, v., L. Casini, La globalizzazione giuridica dei
                  beni culturali, in Aedon, 3/2012.

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