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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Negli anni a seguire la cinematografia ha prodotto moltissimi altri film
             ambientati nel 1943, anche se non a Roma nello specifico ma che rendono l’idea
             e  le  suggestioni  di  quei  momenti:  Tutti  a  casa  del  1960  diretto  da  Luigi
             Comencini  con  Alberto  Sordi,  Mussolini  ultimo  atto  di  Carlo  Lizzani  e  Salvo
             D’Acquisto di Romolo Guerrieri entrambi del 1974, Mediterraneo del 1991 diretto
             da Gabriele Salvatores con un cast di giovani e bravi attori dell’allora nuovo
             cinema italiano, Il partigiano Johnny del 2000 di Guido Chiesa. Ai film si aggiun-
             gono  anche  alcune  miniserie  per  la  televisione  come  La  buona  battaglia.  Don
             Pietro Pappagallo andata in onda nel 2006, dove vengono narrate le vicende di
             don Pietro Pappagallo il sacerdote che partecipò alla Resistenza romana ucciso
             nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, e Sotto il cielo di Roma, coproduzione italo-
             tedesca trasmessa nel 2010. Tra le fonti diaristiche, molte delle quali pubblicate
             a partire dagli anni Novanta del secolo scorso sulla scia dei nuovi orientamenti
             storiografici hanno riportato alla luce storie personali, resta un modello di cro-
             naca autentica di quanto accaduto nella Capitale il libro Roma 1943 pubblicato
             nel  1945  del  giornalista,  militare  e  corrispondente  di  guerra  Paolo  Monelli.
             Nell’introduzione  all’edizione  del  2012  lo  storico  Lucio  Villari  lo  considera
             come un vero libro di storia per la consapevole onestà intellettuale con cui è
             stato scritto.
                  Le ultime fonti sono quelle epigrafiche e monumentali, disseminate in
             diversi  punti  della  città  queste  particolari  memorie,  collocate  in  diversi
             momenti, ci ricordano cosa accadde ottant’anni fa in quegli stessi luoghi per-
             mettendoci  anche  di  capire  quanto  tutta  Roma  fosse  coinvolta.  Tra  queste
             testimonianze materiali quelle che con una diversa modalità di collocazione
             segnano le vie della città come cicatrici sono le pietre di inciampo, piccoli bloc-
             chi quadrati di pietra ricoperti di ottone collocati sulla pavimentazione stradale
             davanti ai portoni delle case da dove uscirono a forza, senza farvi più ritorno,
             migliaia di ebrei romani, uomini donne e bambini. Autore di questa particolare
             fonte epigrafica di memoria diffusa il cui intento è quello di impedire ogni
             forma di obblio, negazionismo e indifferenza è il tedesco Gunter Demnig che
             posò la prima pietra d’inciampo, Stolperstein in tedesco, nel 1992 a Colonia, in
             Germania, per ricordare la deportazione dei rom e dei sinti di quella città per
             mano dei nazisti. In oltre trent’anni Demnig ha posato oltre settantacinquemi-
             la pietre d’inciampo in molti Paesi europei, più di mille delle quali in Italia
             andando così a costituire un vero e proprio archivio dal valore documentale.
             Sulla piccola placca di bronzo sono incisi il nome, il cognome, le date di nasci-
             ta, di arresto e di morte, quest’ultima quando è nota, in molti casi le ultime due
             date coincidono: era il 1943.


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