Page 300 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Negli anni a seguire la cinematografia ha prodotto moltissimi altri film
ambientati nel 1943, anche se non a Roma nello specifico ma che rendono l’idea
e le suggestioni di quei momenti: Tutti a casa del 1960 diretto da Luigi
Comencini con Alberto Sordi, Mussolini ultimo atto di Carlo Lizzani e Salvo
D’Acquisto di Romolo Guerrieri entrambi del 1974, Mediterraneo del 1991 diretto
da Gabriele Salvatores con un cast di giovani e bravi attori dell’allora nuovo
cinema italiano, Il partigiano Johnny del 2000 di Guido Chiesa. Ai film si aggiun-
gono anche alcune miniserie per la televisione come La buona battaglia. Don
Pietro Pappagallo andata in onda nel 2006, dove vengono narrate le vicende di
don Pietro Pappagallo il sacerdote che partecipò alla Resistenza romana ucciso
nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, e Sotto il cielo di Roma, coproduzione italo-
tedesca trasmessa nel 2010. Tra le fonti diaristiche, molte delle quali pubblicate
a partire dagli anni Novanta del secolo scorso sulla scia dei nuovi orientamenti
storiografici hanno riportato alla luce storie personali, resta un modello di cro-
naca autentica di quanto accaduto nella Capitale il libro Roma 1943 pubblicato
nel 1945 del giornalista, militare e corrispondente di guerra Paolo Monelli.
Nell’introduzione all’edizione del 2012 lo storico Lucio Villari lo considera
come un vero libro di storia per la consapevole onestà intellettuale con cui è
stato scritto.
Le ultime fonti sono quelle epigrafiche e monumentali, disseminate in
diversi punti della città queste particolari memorie, collocate in diversi
momenti, ci ricordano cosa accadde ottant’anni fa in quegli stessi luoghi per-
mettendoci anche di capire quanto tutta Roma fosse coinvolta. Tra queste
testimonianze materiali quelle che con una diversa modalità di collocazione
segnano le vie della città come cicatrici sono le pietre di inciampo, piccoli bloc-
chi quadrati di pietra ricoperti di ottone collocati sulla pavimentazione stradale
davanti ai portoni delle case da dove uscirono a forza, senza farvi più ritorno,
migliaia di ebrei romani, uomini donne e bambini. Autore di questa particolare
fonte epigrafica di memoria diffusa il cui intento è quello di impedire ogni
forma di obblio, negazionismo e indifferenza è il tedesco Gunter Demnig che
posò la prima pietra d’inciampo, Stolperstein in tedesco, nel 1992 a Colonia, in
Germania, per ricordare la deportazione dei rom e dei sinti di quella città per
mano dei nazisti. In oltre trent’anni Demnig ha posato oltre settantacinquemi-
la pietre d’inciampo in molti Paesi europei, più di mille delle quali in Italia
andando così a costituire un vero e proprio archivio dal valore documentale.
Sulla piccola placca di bronzo sono incisi il nome, il cognome, le date di nasci-
ta, di arresto e di morte, quest’ultima quando è nota, in molti casi le ultime due
date coincidono: era il 1943.
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