Page 304 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Queste considerazioni sono intimamente legate all’inventariazione archi-
vistica condotta presso l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri che ha costituito la struttura della mia tesi di laurea .
(1)
Certamente, la storia politico- istituzionale ha lasciato un’impronta giuridi-
co istituzionale profonda sulla conservazione e gestione degli archivi in generale.
Il legame che c’è tra la normativa, la produzione documentaria e l’organizzazio-
ne degli archivi emerge dalle disposizioni per riorganizzare l’ordinamento buro-
cratico attraverso direttive per la tutela e la conservazione dando un assetto a
tutta l’organizzazione archivistica, dividendo la funzione di conservazione dello
Stato dalle funzioni di vigilanza sugli archivi, sottolineando quanto i documenti
fossero d’importanza storico-scientifica e quindi garantiti alla consultazione .
(2)
Senza entrare nel merito delle questioni legate agli archivi militari, si rinvia
unicamente alla circolare dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore del Regio
Esercito n. 653 del 1941; l’articolo 12 riguardava anche i vertici militari , separati
(3)
completamente sotto l’aspetto gestionale e conservativo che ricadeva nella com-
petenza degli Archivi di Stato. Si pensi che una circolare del 1920 si fornivano
indicazioni sulle tipologie di documentazione da conservare in ambienti distinti
da quelli in cui si conservava il carteggio ordinario e soprattutto si prevedeva la
cura nella conservazione dei documenti prodotti e facilmente sorvegliati presso
i Comandi Territoriali. Tuttavia, le carte dei Carabinieri, eccezion fatta per quelle
collegate alle operazioni di carattere militare, non entravano a far parte dell’ar-
chivio storico custodito da quell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore del Regio
Esercito. Ancor meno le carte che avevano una valenza operativa, amministrati-
va e relativa al personale che in quei mesi e per gli anni successivi sarebbero stati
conservati negli archivi correnti. A ciò si aggiungano i bombardamenti alleati e
quindi le occupazioni delle caserme da parte dei nazi-fascisti che portarono alla
dispersione di un enorme patrimonio archivistico prodotto dalle Forze Armate.
(1) Si rinvia più compiutamente a Maria Letizia Annaloro, Inventario del fondo Compagnia Carabinieri
di Modica e reparti dipendenti (1923-1971), Roma, Ufficio Storico del V Reparto dello Stato
Maggiore della Difesa, 2021.
(2) Per approfondimento riporto la nota contenuta in Elio Lodolini, L’ingresso dell’archivistica negli archivi
storici militari, in Archivistica Militare. Temi e Problemi, a cura di Fabrizio Rizzi, Flavio Carbone,
Alessandro Gionfrida, Roma, Ministero della Difesa, Commissione Italiana di Storia Militare,
2012, p. 13. “Sin dal regolamento del 1875 erano stati dichiarati liberamente consultabili, “qualun-
que sia la loro data”, “gli atti che hanno carattere puramente storico, letterario o scientifico, le sen-
tenze e i decreti dei magistrati, le decisioni e i decreti delle autorità governative e amministrative,
gli atti dello stato civile delle persone, gli atti delle provincie, dei comuni e dei corpi morali occor-
renti alla loro amministrazione, gli atti necessari allo esercizio dei diritti elettorali, alla prova dei
servizi civili o militari ed allo svincolo delle cauzioni dei contabili dello Stato” (art. 13).
(3) Elio Lodolini, L’ingresso dell’archivistica negli archivi storici militari, in Archivistica Militare. Temi e
Problemi, a cura di Fabrizio Rizzi, Flavio Carbone, Alessandro Gionfrida, Roma, Ministero
della Difesa, Commissione Italiana di Storia Militare, 2012, pp. 9-48.
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