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GRAFOLOGIA APPLICATA ALLE SCIENZE CRIMINALISTICHE
come spinte patologiche che possono portare al passaggio all’atto .
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Con il metodo Marchesan si è occupata del rapporto tra grafologia, crimi-
ni e violenza anche Marisa Aloia, psicoterapeuta, grafologa, perito giudiziario,
appartenente al Gruppo scienze medico legali dell’Università di Siena, che ha
approfondito soprattutto il tema degli abusi sessuali su minori e quello,
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inquietante e sempre più attuale, delle stragi, compiute nelle scuole o nelle uni-
versità, o in famiglia, o per motivi politici e religiosi .
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Dal secolo XIX all’attualità: gli studi fatti sulla relazione tra scrittura e devianza
Cesare Lombroso, psichiatra e antropologo (1835 - 1909), è considerato il
padre dell’antropologia criminale. Interessato anche alla grafologia esegue studi
relativi alla personalità degli scriventi, in particolar modo indaga sulle scritture
degli individui che lui stesso definisce anormali, pazzi e criminali e nel 1895
pubblica un manuale dal titolo Grafologia.
Lombroso parte da una concezione positivistica dell’uomo e cerca nelle
tare ereditarie la degenerazione morale del criminale “tipo antropologico”. In
studi successivi concepisce la teoria del “tipo naturalistico” per la quale l’origine
della delinquenza sarebbe attribuibile a cause organiche e il criminale sarebbe
riconoscibile anche da alcune conformazioni fisiche, la forma del cranio, della
fronte, delle altre caratteristiche antropometriche, togliendo così al delinquente
almeno una parte di responsabilità dei suoi gesti, in quanto quasi obbligato dalla
sua struttura psicofisica a compiere i reati.
Nel già citato testo intitolato Grafologia, Lombroso parla:
➢ dei Segni generali (i tratti caratteristici della scrittura);
➢ dei Segni particolari (che esigono un’osservazione più accurata);
➢ delle Risultanti (grazie alle quali si può solo accennare qualcosa perché,
secondo l’autore, vanno completate dall’intuizione psicologica individuale).
Già dall’indice della sua opera si può riscontrare l’atteggiamento, molto
tipico dell’epoca, di netta divisione tra “individui normali” e “individui anormali”,
e comprende in questa seconda categoria sia i pazzi, sia i geni, sia i delinquenti e
per ogni categoria descrive le caratteristiche nella scrittura con affermazioni cate-
goriche: “la scrittura dei ladri ha una specie di uncinamento, di rincurvamento
per quasi ogni lettera, che ricorda la singolare configurazione delle sue dita, e che
pure si trova in un saccheggiatore e ladro e in altri ladri”. Inoltre spiega il signi-
ficato delle singole lettere dell’alfabeto, realizzate in un modo oppure in un altro,
analizza le paraffe finali dopo la firma ed alcuni segni particolari.
(12) MASTRONARDI, BIDOLI, CALDERARO, 2010.
(13) ALOIA, 2006.
(14) ALOIA, GIOVANNINI, BOGANI, 2009.
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