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DOTTRINA
➢ Inclinazione degli assi, consente di rilevare la sensibilità relazionale;
➢ Continuità del gesto grafico, cioè il tipo di legame tra le lettere, che dà informa-
zioni sul tipo di coordinazione motoria e sul tipo di pensiero usato dallo scrivente;
➢ Forma delle lettere stesse, vera espressione dell’individualità di chi scrive;
➢ Velocità del gesto grafico, che registra il ritmo di attività, la pressione infor-
ma sul grado di vitalità e di energia psicofisica.
Ognuno dei generi è a sua volta diviso in specie, in tutto 175, illustrate
nella sua opera L’A B C de la Graphologie , scritta nel 1929.
(5)
Il metodo francese, continuamente aggiornato e attualizzato dalla Société
Française de Graphologie, si rifà ad alcuni principi di base che guidano l’osservazione
del grafismo ed in particolare a quello dell’interazione dei segni in funzione del-
l’ambiente grafico: il segno grafico, riveste dunque il suo vero significato solo in
funzione degli altri segni presenti nel campo grafico e ogni modifica apportata ad
un segno, genera una nuova configurazione, detta Gestalt grafica .
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Il sistema parte quindi da una percezione globale, gestaltica della pagina
scritta, per individuare poi l’interazione degli elementi portanti (spazio, forma,
movimento e tratto) con l’ambiente grafico: segue poi la valutazione dei generi
e delle specie, fino ai dettagli più significativi sempre in interazione con l’am-
biente grafico da cui scaturiscono .
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Alla valutazione del gesto grafico secondo il sistema jaminiano, si affianca
nella scuola francese il tema del simbolismo dello spazio grafico, studiato dal
caposcuola della grafologia svizzera Max Pulver (1890-1953) , che interpreta,
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secondo la cultura occidentale a cui facciamo riferimento, il concetto, nel grafi-
smo, di destra come progressione verso cui si avanza ed espressione di attività,
e sinistra come simbolo di ciò che è già avvenuto, il passato ed espressione di
passività. Le lettere dell’alfabeto che compongono la nostra scrittura corsiva si
dispongono, come è noto, su tre fasce o zone:
➢ una zona centrale, costituita dalle lettere basse, cioè le vocali e le conso-
nanti che non abbiano prolungamenti in alto o in basso, come, per fare un
esempio, le lettere “m”, “n”, “r”, “s”;
➢ una zona superiore raggiunta dai prolungamenti verso l’alto (“l”, “b”, “d” “t”, “h”);
➢ una zona inferiore occupata da quelli che si estendono in basso (“q”, “p”, “g”).
Il modo personale in cui intendono estrinsecarsi queste tre fasce e le loro
reciproche proporzioni, saranno da mettere in rapporto con i valori simbolici
dello spazio.
(5) CRÉPIEUX JAMIN, 2001.
(6) COLO, PINON, 2002.
(7) N. BOILLE, 1998.
(8) M. PULVER, 1983.
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