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VIOLENZA DOMESTICA: UN MALE DAI TANTI VOLTI
Un modello patriarcale che pur non più presente nelle leggi, nei codici e
nella giurisprudenza, ha lasciato segni profondi nell’immaginario maschile e
continua a essere pervicace nelle azioni di molti uomini.
Proprio partendo da tale contesto culturale, la Convenzione di Istanbul
definisce un modello integrato di lotta alla violenza contro le donne e alla vio-
lenza domestica, che impone agli Stati l’adozione di riforme giuridiche e di
misure politiche finalizzate alla promozione di cambiamenti profondi nella
mentalità e nei costumi degli uomini e delle stesse donne. È importante eviden-
ziare come la Convenzione, che ad oggi è riconosciuta come lo strumento giu-
ridico più ambizioso volto a prevenire e combattere la violenza nei confronti
delle donne e la violenza domestica quali violazioni dei diritti umani, si estenda
ad entrambi i generi, in considerazione del fatto che anche gli uomini subiscono
alcune forme di violenza sebbene più di rado e spesso in forme meno gravi.
Principalmente però si applica alle donne perché copre forme di violenza
che solo le donne possono subire in quanto donne (aborto forzato, mutilazioni
genitali femminili) o che le donne subiscono molto più spesso degli uomini
(violenza sessuale e stupro, stalking, molestie sessuali, violenza domestica, matri-
monio forzato, sterilizzazione forzata).
Ampie sono le misure previste dalla Convenzione in riferimento sia alla
protezione delle vittime e al loro sostegno, sia all’educazione e alla sensibilizza-
zione di tutti i membri della società. Questi ultimi punti in particolare rappre-
sentano il nucleo delle misure di prevenzione della violenza necessari per pro-
muovere gli auspicati «cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle
donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qual-
siasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereo-
tipati dei ruoli delle donne e degli uomini» .
(12)
La scelta di combattere la violenza contro le donne riconoscendone le
radici sociali e culturali, è importante per almeno due motivi.
Da un lato permette di riconoscere il problema della violenza domestica
non più come una “questione privata” bensì sociale; dall’altro emerge la con-
nessione tra discriminazione e violenza in un modello sociale fondato su dispa-
rità di genere e quindi di interesse politico. In questo modo si delinea un conti-
nuum su un asse verticale che chiarisce l’interscambio osmotico tra tutela della
donna a livello istituzionale e a livello domestico.
L’integrità della donna non può dunque essere rispettata se non partendo
dall’alto, ovvero da un lavoro istituzionale, e dal basso, con un capillare lavoro
sulla base sociale.
(12) Convenzione di Istanbul, op. cit., Capitolo III, Articolo 12.1.
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