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NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO
Nell’estate del 1934, l’aggra-
varsi delle finanze familiari lo
portò a una decisione impegnati-
va, a neanche quattordici anni
d’età: abbandonare gli studi e
accettare la proposta di un lontano
parente, che lui chiamava “zio
Peppino”, proprietario di un
negozio nel quale venivano ven-
duti oggetti di ogni tipo, fra cui
bambole di stoffa e cartapesta che
anche Salvo iniziò a produrre nel
laboratorio retrostante, in partico-
lare occupandosi dell’imbottitura
con la paglia. Per il ragazzo fu una
felice scoperta lo spirito caritativo
di Peppino, che ogni domenica
andava in alcuni ospedali parteno-
pei per portare in dono ai ricove-
rati una parola di conforto e qual-
che dolcetto. Salvo si unì sponta- Salvo con la sorella Francesca - Roma 1940
neamente a questo pellegrinaggio
tra i sofferenti e suscitò nello “zio” ammirazione per il fatto che non volle mai
accettare nulla, neanche una caramella, sostenendo che gli sarebbe sembrato di
rubare a quegli ammalati cui erano destinati i regali.
L’aneddotica familiare riconduce a quei tempi un generoso impeto che
portò Salvo a gettarsi davanti a un tram che stava arrivando in velocità, pur di
salvare un bambino che si era bloccato inorridito fra i binari vedendo avanzare
verso di lui la pesante vettura, fra lo stridio dei freni e il fischio di segnalazione.
Fiondandosi sul piccolo, lo trascinò di peso all’esterno del percorso delle rotaie,
cadendo a pochi centimetri dal tram che sferragliò di fianco senza colpirli. Al
rimprovero se non si fosse reso conto che poteva morire schiacciato o venire
maciullato in qualche parte del corpo, rispose serenamente che ne era consape-
vole, ma che doveva comunque tentare qualcosa.
Mentre si avvicinava il momento della visita di leva, e i tamburi di guerra
cominciavano drammaticamente a rullare in tutta l’Europa, Salvo ebbe da
Peppino la triste notizia che avrebbe chiuso il negozio e il relativo laboratorio,
non riuscendo più a far fronte ai problemi economici.
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