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INSERTO
2. L’aspirazione a una vita di servizio
C’è un dettaglio nel foglio matricolare di Salvo D’Acquisto, compilato al
momento della sua visita di leva, che non mi sembra sia mai stato adeguatamen-
te messo in luce. Non conosciamo esattamente la motivazione, ma l’allora
diciottenne recluta dichiarò, alla voce “Arte o professione”, di essere un
“Seminarista”. Si potrebbe accantonare come un particolare senza importanza,
però in realtà non risulta che il giovane sia mai entrato in Seminario, né che
abbia manifestato questa specifica intenzione a qualche sacerdote di sua cono-
scenza. Dunque, pur nell’impossibilità di ricostruire esattamente tale vicenda,
quella scarna annotazione ci consente di prendere atto di quanto fosse profon-
da nell’animo del giovane la volontà, almeno in nuce, di spendere la propria vita
per qualcosa di significativo. E di renderci conto che, sebbene gli sviluppi della
sua esistenza non si siano orientati verso la prospettiva ecclesiastica, la sua
avventura terrena ha comunque avuto un esito coerente con i sentimenti matu-
rati sin dalla più tenera età. Salvo nacque il 15 (sulla copia del foglio matricolare
è erroneamente annotato il 17) ottobre 1920 a Napoli, primogenito del ventu-
nenne Salvatore e della ventisettenne Ines Marignetti. Al battesimo, l’8 gennaio
1921 nella chiesa di San Gennaro
al Vomero, gli vennero dati anche i
nomi di Rosario e di Antonio, per
la devozione della nonna materna
Erminia verso la Madonna di
Pompei e il santo venerato a
Padova. La difficile situazione
socio-economica italiana spinse
papà Salvatore ad accantonare
l’idea di tornare in Sicilia, di cui era
originario, per sistemarsi invece
nell’abitazione dei suoceri in via
San Gennaro ad Antignano 2,
dopo aver cominciato a lavorare
come operaio nella Società Italiana
Ossigeno. Vicino casa c’era l’istitu-
to delle suore Salesiane, dove a
quattro anni Salvo cominciò a fre-
quentare l’asilo, apprendendo i
primi rudimenti del Catechismo e
Salvo con la sorella Francesca (sulla sinistra) e un’amica del Vangelo.
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