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LIBRI



                  Quello scritto dal vicepresidente di Eurojust è il primo atlante della criminalità
               2.0.  Spiezia  ci  mostra  come  sono  articolate  le  diverse  organizzazioni  criminali.
               Tutte: quelle che si dedicano alle attività più tradizionali (come il traffico di droga),
               e quelle terroristiche, che seminano la paura in Europa. Con il suo libro scopriamo
               le contiguità tra le mafie e il mondo del terrorismo, capiamo che, davanti, non
               abbiamo due realtà nettamente separate, ma strutture illegali che spesso si fanno
               concorrenza negli stessi traffici e che talvolta arrivano a collaborare.
                  Il lavoro di Spiezia, a tratti appassionante come un giallo, sempre caratterizzato
               da rigore scientifico, è rivolto non solo agli esperti della materia, ma a un pubblico
               vasto, comuni cittadini che non hanno sufficienti conoscenze per dare un volto
               preciso a ciò che incute loro paura e che sono per questo indotti a reagire in modo
               emotivo e irrazionale. Accade dopo attentati terroristici come quello al Bataclan a
               Parigi, o nell’attraversare un quartiere poco sicuro, o, ancora, nel vedere alla televi-
               sione il continuo arrivo, sulle nostre coste, di immigrati irregolari.
                  Con il suo “Attacco all’Europa”, Filippo Spiezia sceglie la via della razionalità e
               della conoscenza e non quella di chi urla più forte e annuncia l’islamizzazione del
               nostro continente o l’imminente sostituzione etnica della popolazione europea. Il
               suo libro ci dà gli esatti termini dei problemi che le società attuali devono affron-
               tare, ma indica anche la strada da percorrere per superarli. Ci porta cioè su un ter-
               reno razionale, l’unico che permetta di agire con concretezza e lungimiranza. E ci
               spiega che è illusorio pensare di poter tornare alle “piccole patrie”, quando invece
               è solo con una sempre maggiore collaborazione fra i Paesi europei che si possono
               contrastare le mafie transnazionali.
                  Spiezia  dimostra  anche  quanta  importanza  abbia  Eurojust  nel  coordinare  le
               inchieste che si portano avanti nei singoli paesi dell’Unione, ci racconta lo sforzo
               costante impiegato nel superare le diffidenze reciproche e le profonde differenze
               tra i vari ordinamenti. Ma anche i limiti che tuttora permangono e che andrebbero
               superati.
                  Lo spirito europeista che lo anima non lo porta, dunque, a ignorare i problemi:
               l’autore individua ad esempio nell’inerzia dell’UE di fronte alle emergenze umani-
               tarie scoppiate in Africa l’occasione che si è offerta alle organizzazioni criminali per
               arricchirsi con il traffico di esseri umani.
                  Pur nella osservazione critica del non fatto e della lunga strada che si deve anco-
               ra percorrere per contrapporre alla “criminalità 2.0” una Europa sempre più coesa
               e all’altezza dei tempi, resta in Spiezia la consapevolezza dei tanti progressi fatti.
                  Parlando  dell’efficacia  di  strumenti  come  Eurojust  e,  più  in  generale,  della
               necessità della collaborazione tra coloro che sono impegnati a combattere la crimi-
               nalità  organizzata,  l’autore,  infine,  sottolinea  l’importanza  delle  intuizioni  di
               Giovanni Falcone, tra i primi a comprendere l’importanza della cooperazione giu-
               diziaria. Gli eventi gli hanno dato ragione. Che ci siano uomini pronti a portare
               avanti le sue idee ci dà speranza nel futuro.














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