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PANORAMA DI GIUSTIZIA MILITARE


                    È pacifico, ancora, che il contenuto dell’ordine può essere estremamente
               variabile e può prevedere l’imposizione di obblighi sia in termini positivi che
               negativi, ossia di tenere o di non tenere un determinato comportamento.
                    Poste  queste  scontate  premesse,  proviamo  ad  avvicinarci  ulteriormente
               allo specifico tema evocato dalla sentenza in commento, chiedendoci cosa acca-
               de quando questi obblighi sono già esistenti, in quanto previsti in via generale
               dall’ordinamento in forza di specifiche disposizioni normative.
                    La risposta non è univoca e richiede alcuni distinguo, potendosi verificare
               situazioni, tra loro apparentemente simili, che però conducono a risultati del
               tutto opposti. In primo luogo occorre valutare il caso in cui l’atto di disobbe-
               dienza costituisce l’estrinsecazione di una condotta antidoverosa inquadrabile
               nell’ambito di una fattispecie più ampia di reato, per cui la violazione è di fatto
               già  sanzionata  penalmente.  In  proposito  la  giurisprudenza  (ancora  attuale
               nonostante lontana nel tempo) ha affermato che l’ordine intimante un compor-
               tamento già imposto dalla norma penale è da questa assorbito, perché esso nulla
               può aggiungere alla piena imperatività della legge .
                                                               (1)
                    Si prendano come esempi il militare che rifiuta, omette o ritarda di obbe-
               dire a un ordine la cui esecuzione coincide con il contenuto delle disposizioni di
               consegna , ovvero il disertore che non esegua l’ordine di rientrare in caserma.
                        (2)
                    Analogo principio si ricava, argomentando a contrariis, dalle conclusioni a
               cui è giunta la Suprema Corte affrontando il caso dei soggetti un tempo con-
               dannati per il reato di rifiuto del servizio militare  che, sottoposti a custodia
                                                                (3)
               cautelare, si rifiutavano di obbedire all’ordine di indossare l’uniforme priva delle
               stellette. Secondo la Cassazione ciò costituiva un fatto autonomo e successivo
               nella sua determinazione e nella sua realizzazione, venendo così a configurare il
               reato militare di disobbedienza .
                                             (4)
                    Questa  impostazione  ermeneutica,  sembrava  poter  spingere  le  sue  conse-
               guenze sino al punto di escludere il reato ogniqualvolta l’ordine non presentasse
               caratteristiche di radicale novità, ossia non imponesse un obbligo del tutto ulteriore


               (1)   Cass. 13 dicembre 1991, SASSOLA; in SCANDURRA, Il diritto penale militare, I, 206, 20 - Giuffrè, 1993.
               (2)   Tribunale Supremo Militare, 23 gennaio 1959, Secondino, Giust. pen. 1960, II, 74, m. 14.
               (3)   Art. 8 cpv. legge 15 dicembre 1972, n. 772.
               (4)   Per tutte: Cass. Sez. I, 15 luglio 1988/18 settembre 1989, n. 12353.

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