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L’ARMA DEI CARABINIERI NELLA PREVENZIONE E REPRESSIONE
DEI FALSI D’ARTE
Dal punto di vista inve-
stigativo assume particolare
valenza il monitoraggio del
mediatore, che costituisce la
figura più esposta, che si
muove all’interno del circuito
commerciale. È molto abile
nel saper anticipare le tenden-
ze del mercato, come se fosse
lui stesso a stabilirne le regole
e le mode. È spesso per gli
investigatori una figura nota
con precedenti specifici.
Nella maggior parte dei
casi i mercanti si occupano
della scelta delle opere da fal-
sificare: optano per il com-
mercio di opere di autori poco
conosciuti al pubblico e meno
studiati dalla critica d’arte, ma
soprattutto poco tutelati per i
quali manca una Fondazione
d’Arte o un Archivio di riferi-
mento. Negli ultimi anni, in
ambito nazionale, si è registra-
to un forte aumento delle fal-
sificazioni di opere artistiche di esponenti della scuola romana come Tano Festa,
Franco Angeli, Mario Schifano e membri della scuola torinese come Piero Gilardi,
Jannis Kounellis, Mario Merz e Alighiero Boetti. Per quest’ultimo sappiamo che
negli anni Ottanta la sua immagine era poco conosciuta nel mercato dell’arte; oggi,
invece, le sue quotazioni raggiungono i venti-trenta mila euro.
Tra le realizzazioni dell’artista oggetto di falsificazione ricordiamo la serie
degli arazzi da lui ideati, eseguiti da ricamatrici dell’Afghanistan con una parti-
colare tecnica di cucito che li hanno resi unici nel loro genere. Dopo aver rac-
colto le prove necessarie a dimostrare l’effettiva consumazione del reato, si redi-
ge un’informativa riepilogativa che viene trasmessa al Pubblico Ministero che
deciderà se eseguire ulteriori accertamenti, rinviare a giudizio i soggetti coinvol-
ti, oppure archiviare il procedimento penale se non sono emerse prove suffi-
cienti a incriminare le persone coinvolte.
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