Page 149 - Rassegna 2017-2
P. 149

IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO ITALIANO TRA COMMERCI ILLEGALI
                                   E RESTITUZIONI INTERNAZIONALI


             fungere da motivo di ricatto, al fine di farne lievitare il prezzo, per l’acquirente
             che deve ancora completare l’opera nella sua interezza;
                  c) attraverso la frammentazione del bene e la consequenziale spartizione
             di questi tra i membri del gruppo criminale, rinsaldare ancor più il vincolo di
             compartecipazione all’interno dell’organizzazione;
                  d) rendere praticamente impossibile stabilire, qualora scoperti, la prove-
             nienza, così come l’imputazione di illegittima acquisizione.
                  I  beni  culturali  trafugati,  prima  di  essere  immessi  nel  circuito  museale,
             soprattutto  statunitense,  vengono  generalmente,  soprattutto  fino  a  qualche
             tempo fa, allocati presso collezionisti privati al fine di fornire ai beni acquisiti,
             un credibile, anche se ovviamente poco esaustivo, attestato di liceità contenente
             informazioni fittizie circa la provenienza, datazione ed autenticità.
                  una volta “ripulite” le opere tornano dunque nuovamente nelle mani dei
             ricettatori e dei trafficanti (le due figure spesso coincidono in un unico soggetto).
             Questi ultimi operano con grande competenza nel settore dell’antiquariato inter-
             nazionale, essendo collegati a figure o organizzazioni estere del settore. una volta
             aver cambiato i “connotati” al bene, ci si attiva al fine di creare dei documenti
             “attendibili” che accompagnino il bene mediante false certificazioni o expertise
             “acquistate” da “esperti” accreditati. e’ stato riscontrato che, in linea di massima,
             le opere di valore medio-basso vengono “smerciate” in ambito nazionale dai vari
             negozi o mercatini dell’antiquariato; le opere più importanti, di valore medio-alto,
             vengono  invece  “piazzate”  all’estero,  attraverso  il  mercato  dell’antiquariato,  le
             case d’asta, oppure, come avveniva soprattutto in passato, vendute ai vari musei
             attraverso il tramite dei collezionisti, così come evidenziato poc’anzi .
                                                                             (24)
                  I capolavori e le opere notificate, seguono un altro canale: si tratta per lo
             più di opere commissionate dalla malavita e che quindi non seguono l’iter com-
             merciale consueto.

             (24) - molti musei esteri rivivevano, fino a qualche anno fa, e con qualche strascico ancor’oggi, la
                  politica  di  acquisto  riconducibile  alla  tradizione  del  collezionismo  principesco.  la  parola
                  d’ordine era “acquistare opere di eccezionale valore artistico”. Da qui la non considerazione
                  della  rappresentazione  di  un  contesto  archeologico,  prediligendo  invece  la  spettacolarità
                  dell’oggetto artistico. persino i musei più rinomati come il metropolitan museum di new
                  york hanno le fonti d’acquisto e quindi la provenienza dei beni esposti, andando così ad
                  incrementare il commercio illegale di beni culturali. D. graepler, m. mazzeI - Ibidem.

                                                                                     147
   144   145   146   147   148   149   150   151   152   153   154