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IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO ITALIANO TRA COMMERCI ILLEGALI
E RESTITUZIONI INTERNAZIONALI
fungere da motivo di ricatto, al fine di farne lievitare il prezzo, per l’acquirente
che deve ancora completare l’opera nella sua interezza;
c) attraverso la frammentazione del bene e la consequenziale spartizione
di questi tra i membri del gruppo criminale, rinsaldare ancor più il vincolo di
compartecipazione all’interno dell’organizzazione;
d) rendere praticamente impossibile stabilire, qualora scoperti, la prove-
nienza, così come l’imputazione di illegittima acquisizione.
I beni culturali trafugati, prima di essere immessi nel circuito museale,
soprattutto statunitense, vengono generalmente, soprattutto fino a qualche
tempo fa, allocati presso collezionisti privati al fine di fornire ai beni acquisiti,
un credibile, anche se ovviamente poco esaustivo, attestato di liceità contenente
informazioni fittizie circa la provenienza, datazione ed autenticità.
una volta “ripulite” le opere tornano dunque nuovamente nelle mani dei
ricettatori e dei trafficanti (le due figure spesso coincidono in un unico soggetto).
Questi ultimi operano con grande competenza nel settore dell’antiquariato inter-
nazionale, essendo collegati a figure o organizzazioni estere del settore. una volta
aver cambiato i “connotati” al bene, ci si attiva al fine di creare dei documenti
“attendibili” che accompagnino il bene mediante false certificazioni o expertise
“acquistate” da “esperti” accreditati. e’ stato riscontrato che, in linea di massima,
le opere di valore medio-basso vengono “smerciate” in ambito nazionale dai vari
negozi o mercatini dell’antiquariato; le opere più importanti, di valore medio-alto,
vengono invece “piazzate” all’estero, attraverso il mercato dell’antiquariato, le
case d’asta, oppure, come avveniva soprattutto in passato, vendute ai vari musei
attraverso il tramite dei collezionisti, così come evidenziato poc’anzi .
(24)
I capolavori e le opere notificate, seguono un altro canale: si tratta per lo
più di opere commissionate dalla malavita e che quindi non seguono l’iter com-
merciale consueto.
(24) - molti musei esteri rivivevano, fino a qualche anno fa, e con qualche strascico ancor’oggi, la
politica di acquisto riconducibile alla tradizione del collezionismo principesco. la parola
d’ordine era “acquistare opere di eccezionale valore artistico”. Da qui la non considerazione
della rappresentazione di un contesto archeologico, prediligendo invece la spettacolarità
dell’oggetto artistico. persino i musei più rinomati come il metropolitan museum di new
york hanno le fonti d’acquisto e quindi la provenienza dei beni esposti, andando così ad
incrementare il commercio illegale di beni culturali. D. graepler, m. mazzeI - Ibidem.
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