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questa decisione: secondo Scalia, infatti, in base a questa decisione ora tutti i prigionieri degli
Stati Uniti, detenuti non solo a Guantanamo ma in tutto il mondo, potranno citare il Governo
di fronte a una Corte federale con un’inquantificabile aggravio burocratico dei tribunali e
conseguente perdita di efficienza del sistema.
Effettivamente, come Scalia fa notare, affermare che i detenuti nella base di Guantanamo
siano titolari di diritti che non vengono riconosciuti a chi è tenuto prigioniero in Iraq appare
arbitrario e privo di fondamento; ma è pur vero che questa non è una argomentazione
sufficiente a giustificare la violazione da parte del Governo dei diritti individuali. Per quanto
grave possa essere la perdita di efficienza causata dall’aumento di ricorsi per la tutela della
libertà personale, questa non può essere considerata un elemento legittimante la violazione di
un diritto fondamentale della persona.
È indubbio che questi orientamenti giursiprudenziali eserciteranno una certa influenza
sulla politica detentiva dell’Amministrazione Bush ma, al contrario di quanto prospettato dalle
infauste previsioni del Justice Scalia, probabilmente tale impatto sarà piuttosto limitato. Tanto è
vero che all’indomani delle decisioni, probabilmente nel tentativo di prevenire l’ondata di
petizioni di habeas corpus che saranno ora inoltrate a favore dei detenuti di Guantanamo, il
Governo ha annunciato la creazione del Combatant Status Review Criminal, formato da ufficiali
militari, di fronte al quale i detenuti potranno contestare il fatto di essere stati definiti “enemy
combatants”. Ai detenuti verrà concessa l’assistenza di “personal representatives” loro assegnati dal
Governo, ma non potranno avvalersi dell’assistenza legale di un avvocato e dovranno
affrontare «a rebutable presumption in favor of the Government’s evidence». Il comunicato
stampa del Pentagono afferma che questi nuovi tribunali rispondano pienamente a tutti i
requisiti richiesti dalla Corte Suprema, ma tale affermazione contrasta evidentemente con
quanto disposto nella pronuncia sul caso Hamdi v. Rumsfeld, dato che il giudice O’Connor nella
controlling opinion ha stabilito in modo preciso il diritto per il ricorrente ad usufruire
dell’assistenza legale nei procedimenti che affronterà in futuro.
Certo, le decisioni sul “caso Guantanamo” riportano l’attenzione sul peso istituzionale
della Corte Suprema la quale, ponendosi come garante della Costituzione, riveste un ruolo
determinante nel bilanciamento dei poteri istituzionali, rivelandosi ancora una volta unico
“contropotere” capace di arginare la forza dell’Esecutivo. Le argomentazioni e il linguaggio
appassionato utilizzato nella redazione delle opinions esprimono la consapevolezza del ruolo
fondamentale svolto nell’ambito del confronto, talvolta dialogico ma spesso conflittuale, tra
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