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potere Esecutivo e Giudiziario: espressione di una contrapposizione storica, indispensabile per
il mantenimento dell’equilibrio istituzionale.
Queste decisioni si rivelano particolarmente interessanti, non solo per la risonanza causata
dall’attualità e dall’estrema delicatezza dei temi trattati, ma anche per il fatto che vengono
toccati i punti cardine dell’assetto costituzionale e della forma di governo degli Stati Uniti. Si
ribadiscono i principi fondamentali e le priorità che l’ordinamento deve comunque rispettare, si
chiarisce che il principio della separazione dei poteri non può impedire al Giudiziario di
intervenire e valutare la legittimità dell’azione governativa, perché lo stato di emergenza e
l’Autorizzazione del Congresso conferiscono poteri eccezionali ma non illimitati . Il
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significato profondo e il valore storico di queste pronunce è riassunto eloquentemente da una
frase del giudice O’Connor, la quale afferma che «a state of war is not a blank check for the President».
In particolare, in questa sede è importante osservare il ruolo svolto dal massimo organo
giurisdizionale statunitense nella garanzia del diritto inviolabile alla libertà personale: ancora una
volta la Corte Suprema si schiera a tutela delle libertà individuali, si rivela garante della
Costituzione e contrappeso coraggioso ed efficace rispetto ad un Esecutivo talvolta irruente.
L’importanza della Corte Suprema degli Stati Uniti in merito alla definizione, al
riconoscimento e alla garanzia dei diritti fondamentali è dimostrata significativamente dal ruolo
che questa ha svolto nella costruzione costituzionale nordamericana, essendosi resa
protagonista delle fasi evolutive del sistema, attraverso sentenze storiche che si ergono come
pilastri dell’ordinamento.
Con le ultime decisioni, la Corte Suprema ancora una volta rivendica il ruolo di baluardo
dei diritti individuali, e segna un nuovo passaggio nella stabilizzazione del sistema, affermando
che il trattamento riservato dal Governo ai prigionieri di Guantanamo non sia solo moralmente
deplorevole ma anche proibito dalla Costituzione. Torna così alla mente quella efficacissima
metafora utilizzata da Bruce Ackerman , proprio con riferimento al ruolo della Corte Suprema
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nell’ordinamento statunitense. I giudici della Corte Suprema sono visti come dei passeggeri
seduti nell’ultimo vagone nel treno della vita politica nazionale, con lo sguardo rivolto al
paesaggio retrostante; il loro compito, pertanto, è quello di ricondurre a unità e coerenza il
138 F. LANCHESTER, La Corte Suprema e l’emergenza, consultabile al sito Internet:
www.associazionedeicostituzionalisti.it/dibattiti: «Le decisioni della Corte Suprema costituiscono(…) un
memento sui fondamentali della forma di Stato e sui limiti di tempo e qualità ad ogni intervento che tenda a
vulnerare i diritti individuali ed il principio della separazione dei poteri posto alla base del sistema
statunitense».
139 Bruce ACKERMAN, (New York, 19 agosto 1943) è un filosofo statunitense, Sterling Professor di diritto e
scienze politiche alla Yale, autore di quindici libri che hanno avuto larga influenza in filosofia politica, diritto
costituzionale e politica pubblica.
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