Page 69 - Quaderno 2017-5
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Conclusioni

      “La Dolce Vita, il Neorealismo, la grande commedia anni Sessanta, la cucina italiana,
gli spaghetti al dente, il tramonto sulla costiera, la notte del Bernabeu e il cielo è azzurro
sopra Berlino. Lo stile, il gusto, l’eleganza, i giganti della moda, i capitani dell’industria, i
maestri dell’artigianato. L’impero romano, il Colosseo, il Rinascimento, le invenzioni di
Leonardo, i viaggi di Marco Polo, le scoperte di Colombo, le Stagioni di Vivaldi. Poi
Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, Pinocchio e la Divina Commedia. Il nostro è stato
un grande passato. Ma adesso è ora di guardare avanti, di costruire qualcosa di cui essere
di nuovo fieri. Per questo non serve la nostalgia. Serve l’energia”. La voce impostata fuori
campo, elenca questo corposo campionario di richiami all’Italia e “all’italianità” nello spot
televisivo per la campagna istituzionale di Enel Energia 2014. Da queste parole si vuole
partire per provare a dare una conclusione a questo lavoro.

      Più volte si è fatto ricorso ai termini made in Italy e al suo ormai indiscusso legame
con l’agroalimentare e, per quanto difficile, si è cercato di definirne i confini; le criticità
riscontrate sono state parecchie ma un elemento emerge con chiarezza, citando Oscar
Farinetti: «nel mondo c’è una voglia mostruosa d’Italia». Non si spiegherebbe altrimenti il
ricorso alla bandiera tricolore apposta su formaggi, pasta e conserve di pomodori prodotti
in Canada, in Brasile o in Australia; non si spiegherebbe perché ristoranti sorti in ogni
città del mondo, portino a vessillo un nome italiano.

      Sono forse questi gli esiti della globalizzazione? Non dovrebbero esserlo, ma è quello
che un diffuso atteggiamento “da primo della classe” in materia di buona cucina e prodotti
eccellenti, ha contribuito a creare: l’agroalimentare italiano merita la sua fama, ma adesso
deve compiere uno sforzo nel riprendersi ciò che ha lasciato ad altri e non ha saputo
difendere con i giusti mezzi.

      Le eccellenze gastronomiche sono un dato di fatto, sono le strategie che dovrebbero
essere riviste e corrette: occorre una politica sistemica forte che implementi un piano
strategico di lungo respiro fuori dalla solita demagogia; un sistema e una tradizione
agroalimentare che adesso devono proiettarsi al futuro.

      La forza competitiva dell’Italia sta nella qualità delle sue produzioni, nelle ricette, nei
processi e nella tradizione che vi stanno a monte.

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