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profilo della diagnostica per le sue caratteristiche di aspecificità dei sintomi, al ché
non di rado ad esso sono ricondotte forme di disturbo che non soddisfano i criteri
per altre diagnosi, oppure è considerato una diagnosi di “transizione”, quasi “sotto
soglia”, in attesa dell’emergere di un quadro più definito e grave. Il DA è il tipico
disturbo che funge da modello per poter definire i fattori di mediazione tra l’evento
stressante, sotto forma di minaccia o di compromissione di scopi fondamentali, e la
reazione del soggetto141. Questo tipo di disturbo, assieme al Disturbo da stress post-
traumatico (DPTS) e il Disturbo da stress acuto (DSA) è una delle eccezioni rispetto
alla opera prettamente fenomenologica del manuale diagnostico , poiché si
riferiscono a condizioni cliniche in riferimento ad eventi negativi, stressanti o
traumatici.

      La caratteristica principale dei DA come definito del DSM-V è una reazione
negativa a uno o più eventi o fattori stressanti chiaramente definibili, che si
manifesta con sintomi sul piano cognitivo, emotivo e comportamentale, tali da
compromettere il funzionamento precedente del soggetto. È chiaro che si tratta di
un disturbo reattivo ad un evento interpretato come negativo dalla vittima. Lo
sviluppo dei sintomi da parte dell’individuo può variare da qualche giorno a tre mesi
dall’insorgenza di eventi negativi. Per eventi negativi si intendono eventi stressanti
per l’interpretazione soggettiva di chi li subisce che vanno a variare le strategie di
adattamento ordinarie del soggetto e quindi portano allo stato psicopatologico
conseguente.

      Solitamente il DA è acuto se si risolve in tempo breve, circa sei mesi; se il
soggetto manifesta sintomi oltre ai sei mesi dall’esordio stressante, c’è stata la
presenza di uno stress cronico e prolungato che va a definire il Disturbo
dell’Adattamento come persistente o cronico.

      Il soggetto, in tutte le tipologie di DA presenta dei sintomi e comportamenti
clinicamente significativi, come la marcata sofferenza, sproporzionata rispetto alla
gravità o intensità dell’evento stressante, oppure la compromissione significativa del
funzionamento in ambito sociale, lavorativo, ecc. È evidente che un fattore
stressante, comunque, può portare alla sofferenza o al disagio, ma possiamo parlare
di un disturbo solo se questo va al di là di quanto prevedibile.

141 M. A. CARATI, G. L. DELL’ERBA, I disturbi dell’adattamento: un modello di concettualizzazione, 2014.

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