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CAPITOLO 4 – LICEITA’ DELLE ATTIVITA’ ECONOMICHE DA CUI DERIVA L’EVASIONE 130
reato fiscale. Ciò ha portato a identificare il reato presupposto, in caso contrario,
non tanto nella condotta penal-tributaria, quanto piuttosto in quella dell’appropria-
zione indebita11 di cui all’art. 646 del codice penale ove si punisce la condotta di chi,
per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropri del denaro o della cosa
mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. Saremmo di fronte a un’ipo-
tesi plausibile, seppur discutibile, ma che comunque ci allontana dalla questione che
ci interessa, relativa al rapporto tra riciclaggio, autoriciclaggio e reati tributari. Pur
seguendo, difatti, l’orientamento su esposto, si finirebbe per eludere il problema,
più che risolverlo. Arriveremmo infatti a vestire penalmente il mero fatto della rice-
zione di denaro a seguito di falsa fatturazione, che tuttavia perderebbe in questo
modo la natura di reato fiscale.
4.5. Segue: la questione della soglia di punibilità nell’accertamento del reato fi-
scale e di quello successivo di (auto)riciclaggio
Questo problema ne inserisce uno ulteriore, che andiamo adesso ad approfondire.
Prendendo il testo del d.lgs. 74/2000, possiamo facilmente notare come, per tutti
quei reati compiuti a mezzo di dichiarazione, il legislatore abbia previsto una deter-
minata soglia di punibilità. Questo ci fa comprendere l’importanza di un accerta-
mento serio sul superamento di questa soglia, perché si possa poi arrivare a ipotiz-
zare la commissione di autoriciclaggio. Dall’altro lato, tuttavia, la giurisprudenza ha
11 La condotta di chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropri del denaro o della cosa
mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso.

