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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE 92
amici o prestanome. È questa una contromisura gestibile soltanto su piccola scala e
con soggetti molto affidabili. Le medesime complicazioni riguarderebbero l’apertura
di conti esteri, su cui versare assegni o dirottare bonifici. Per tutti questi motivi, sol-
tanto il contante sembra dare, al cd. popolo delle partite IVA, la sufficiente sicurezza
per omettere la registrazione fiscale delle operazioni. Se è vero che negli ultimi de-
cenni si è cominciato a tassare di più quei beni e quelle attività che più costano alla
collettività, tra cui il tabacco, gli alcolici o le ormai famose ZTL, ritiene la Gabanelli,
non si vede perché non si possa, sulla base del medesimo principio, tassare l’utilizzo
del contante, in quanto fattore ben capace di generare costi e ingiustizia sociale.
D’altra parte, non si può pretendere che un consumatore, di fronte alla famosa al-
ternativa 120 euro con fattura/ricevuta o 100 senza, possa mai optare per la fattura.
Diverso sarebbe se a quello stesso consumatore quei 100 euro costassero in con-
creto più dei 120, tra tassa sul contante, eventuale perdita della detrazione per con-
trasto d’interessi e altri disincentivi collaterali, perché in quel caso il consumatore
sarebbe senza dubbio portato a chiedere la fattura, pagando i 120 euro mediante
assegno, bonifico o bancomat. Con un pagamento totalmente tracciabile occorre-
rebbe molta più temerarietà per omettere la registrazione fiscale, risultando mac-
chinoso indirizzare gli assegni o i bonifici verso conti esteri o intestati a prestanome,
ed è per questo che gli incassi non registrati dagli autonomi sono fortemente legati
comunque al contante, che al contrario non lascia traccia.

