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A PROPOSITO DI...






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                                                                          sull’uniforme dei

            Dal 1754 sull’uniforme dei dragoni comparvero le ma-
            colletto, sempre di colore giallognolo per il nostro re- dragoni comparvero
            telotte, ovvero i risvolti al petto, rettangolari, dalla vita al


            parto e ornate di bottoni di legno o osso ricoperti di sta-
            gno. Il reparto sardo aveva sette bottoni su di esse, dal        le “matelotte”,
            basso due gruppi di 3 e in alto uno isolato. Al riguardo
            una curiosità, la cavalleria non le adottava, erano un di-      ovvero i risvolti
            stintivo della fanteria e dei dragoni, ulteriore elemento
            che conferiva a questi ultimi una loro peculiarità, come  al petto, rettangolari,
            se ci si ostinasse a considerarli qualcosa di diverso dalla
            cavalleria. In effetti la storia dei Dragoni sabaudi regi-
            strava cariche spettacolari e risolutive come nel 1690 a  dalla vita al colletto,
            Staffarda, nel 1706 a Madonna di Campagna e al Bric-
            chetto nel 1796, e impieghi appiedati in trincea come ad  di colore giallognolo
            Avigliana nel 1692 e in Val Varaita nel 1743.
            Sempre nel 1754, ancorché da tempo abolita, continuava
            a comparire la sciarpa di lana, bleu per i Dragoni di Sar-         per il nostro
            degna come per la cavalleria e questo costituiva una pe-
            culiarità, gli altri dragoni dell’Armata l’avevano rossa. Si  reparto e ornate
            dice che questo ornamento traesse origine dalla sciarpa
            che Emanuele Filiberto di Savoia nel 1572 stabilì che
            tutte le sue genti d’arme indossassero per distinguersi,              di bottoni
            quando ancora non si disponeva di vere uniformi. Era il
            colore del drappo che il Conte Verde aveva fatto issare sul     di legno o osso
            pennone della sua galera nella crociata del 1366, si dice
            in onore della Vergine o comunque come emblema di
            lealtà, giustizia e cortesia.                               ricoperti di stagno
            Per quanto riguarda i distintivi di grado, i brigadieri ave-
            vano i paramani bordati da un doppio gallone in oro o
            argento finto, uno più stretto cucito lungo l’orlo supe-  stingueva per il bordo di gallone rosso-giallo-rosso. A
            riore e uno, più largo, cucito sopra i bottoni.         volte una delle fonde conteneva materiale per la pulizia
            Gualdrappa e coprifondine erano inizialmente rosse, con  delle armi in luogo della seconda pistola.
            l’orlo esterno bordato da un gallone in lana bianca se-  Comunque corre d’obbligo un’avvertenza: le date che
            gnato da una riga di lana blu; all’interno di questo primo  sono qui riportate relative all’adozione o modifiche di
            gallone ce n’era un secondo con gli stessi colori ma largo  parti delle uniformi riguardano l’emanazione del prov-
            circa la metà. Sui coprifondine e negli angoli posteriori  vedimento.  L’esecuzione  non  era  immediata,  conti-
            della gualdrappa erano ricamate, con filo blu e bianco, le  nuando ad usarsi come detto, a consumazione i capi che
            iniziali del reparto, D.S., sormontate da una corona reale.   non avevano terminato la vita.
            Fonti del tempo, intorno al 1772, indicano una gual-    La bandoliera ove venivano appese la giberna con le mu-
            drappa rossa per tutti i dragoni; il nostro reparto si di-  nizioni e la baionetta erano in cuoio naturale e pendeva



            74 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO III
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