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Il Forestale n. 78 60 pagine  18-04-2014  14:41  Pagina 23































                 interessato l’intera dorsale appenninica e le  alimentare appare decisiva anche una spinta a
                 Alpi Marittime sia italiane che francesi, espan-  scoprire nuovi territori e a mettere alla prova la
                 sione ancora in divenire verso est e verso nord,  propria forza, con l’obiettivo di diventare un
                 mentre fanno capolino da oriente le popola-  futuro leader; infatti questi allontanamenti,
                 zioni lupesche “slave” e da nord quelle    definiti “dispersione”, riguardano più frequen-
                 carpatiche.                                temente i maschi. In Italia abbiamo assistito a
                 Il lupo fa il lupo, quindi esercita un impatto  questo fenomeno del tutto naturale in quasi
                 sulle sue prede naturali, gli ungulati, ma talvol-  tutte le regioni, escluse le isole.
                 ta anche sul bestiame domestico e quindi il suo
                 ritorno fa e farà discutere.               Il lupo, l’agnello, il pastore
                                                            La storia italiana degli ultimi secoli è caratteriz-
                 Il territorio                              zata da una profonda modifica del territorio,
                 Il lupo è un animale sociale, cioè vive insieme  reso sempre più adatto alle coltivazioni, al
                 ai suoi simili formando un branco, che va da  pascolo e all’ospitare città e infrastrutture.
                 quattro a sette individui.                 Queste trasformazioni si sono verificate di pari
                 Ogni branco possiede un territorio, le cui  passo con l’eliminazione quasi totale dei
                 dimensioni dipendono soprattutto dalle risor-  “nemici” degli allevamenti, cioè dei predatori.
                 se alimentari. L’estensione stimata nel corso di  L’uomo contemporaneo ha perso la capacità di
                 molte rilevazioni fatte sul territorio italiano  difendersi dai predatori e ha dimenticato le
                 oscilla tra i 120 e i 400 chilometri quadrati e  tecniche messe in atto nei secoli passati per
                 varia nel corso dell’anno segnando i minimi  farlo. Ma anche gli animali allevati, attraverso il
                 nella stagione invernale. Quest’area, che indivi-  processo di addomesticamento, hanno visto
                 dua un branco e che dallo stesso è difesa  diminuire di molto i caratteri legati alla vita allo
                 contro le intrusioni, è soggetta a variazioni  stato selvatico, compresa la capacità di difen-
                 legate alla disponibilità di prede, alle difficoltà  dersi dai nemici. I danni possono talora essere
                 climatiche, alla composizione del branco e  ingenti e tale impatto non può che essere un
                 anche ai conflitti con quelli confinanti. Quindi  fattore scatenante della persecuzione contro il
                 se le prede vengono a mancare o diminuisco-  predatore.
                 no drasticamente il territorio viene ampliato,  In realtà la perdita complessiva provocata dagli
                 se i vicini sono più deboli. L’alternativa è dimi-  attacchi del lupo è in Italia una frazione irrile-
                 nuire i membri del branco o lasciando morire  vante in termini assoluti della mortalità
                 qualcuno o costringendolo ad allontanarsi.  complessiva registrata sul bestiame, ma sul sin-
                 Quando nel branco si crea una situazione di  golo allevatore può assumere dimensioni
                 sovraffollamento, dovuta ad un buon successo  importanti. Inoltre non sempre è agevole
                 riproduttivo e ad una contemporanea limita-  distinguere la predazione da parte dei cani da
                 tezza delle fonti alimentari, i giovani di due  quella dei lupi e spesso quest’ultima risulta
                 anni vengono spinti a lasciarlo. Oltre al fattore  amplificata rispetto alla realtà.


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