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Il Forestale n. 78 60 pagine  18-04-2014  14:41  Pagina 26








































                 ne delle popolazioni di ungulati selvatici in un  re ispirazione nella ragione e nella conoscenza,
                 tipico ambiente dell’Appennino centro-setten-  che suggerisce nei confronti dei grandi carni-
                 trionale. Un aspetto che merita attenzione è il  vori prudenza e rispetto.
                 confronto tra l’impatto esercitato dal branco di  Nella notte dei tempi, prima nel vicino
                 lupi e quello dell’attività venatoria sulla popola-  Oriente, poi in altre parti dell’Eurasia, una
                 zione di cinghiali. In particolare quest’ultima è  parte dei lupi è diventata “il miglior amico del-
                 risultata circa nove volte superiore a quello del  l’uomo”, un’altra è rimasta libera e selvaggia a
                 predatore naturale.                        ricordarci, in fondo, le nostre comuni origini.
                                                            Questa parte libera e selvaggia ha diritto di
                 È pericoloso?                              dimora, come l’hanno gli uccelli del cielo, i
                 Casi di attacco si sono verificati in ambienti  pesci del mare. L’impegno è pensare al territo-
                 molto modificati, in assenza di prede naturali e  rio che sta dopo le case, al di là delle fabbriche
                 con bambini lasciati incustoditi perché magari  e dei campi coltivati, oltre le strade e le ferro-
                 impiegati come pastorelli, come ad esempio in  vie, come al luogo dove i selvatici trovino il
                 Italia fino al 1700 e in casi sporadici nel 1800.  giusto spazio nel quale vivere e praticare anco-
                 D’altra parte si sono verificati moltissimi casi  ra e sempre le lotte, gli amori, la ricerca del
                 di lupi attaccati o inseguiti fin dentro alle tane,  cibo, l’accudimento della prole.
                 che non hanno reagito se non con la fuga. In  Molti filtri culturali hanno distorto la nostra
                 letteratura ci sono molti racconti di pastori che  visione del lupo, talvolta facendolo sentire
                 hanno difeso il gregge dai lupi a suon di basto-  simile a noi, più spesso facendoci pensare a lui
                 nate, senza per questo esserne aggrediti o  come al peggiore dei mali.
                 morsi.                                     Ma come sono davvero i lupi?
                 Noi, come tutti gli esseri viventi, siamo figli di  La ricerca scientifica e le tecnologie sofisticate
                 una lunga storia evolutiva, che certamente pre-  ci hanno raccontato molto di loro, abbastanza
                 vede la paura dei carnivori, a lungo nostri  per provare curiosità rispettosa, ammirazione,
                 nemici e competitori. Su questa paura si sono  ma anche apprensione, quando si avvicinano
                 innestate nei secoli scorsi leggende, dicerie e  troppo ai luoghi del nostro vivere, ai recinti dei
                 favole quasi sempre tendenti a dipingere il  nostri allevamenti.
                 nostro predatore come un concentrato di mal-  Individuare la giusta distanza tra noi e il lupo è
                 vagità. Ma ora il Medioevo è lontano e le  complesso: si tratta di essere curiosi e rispettosi,
                 nostre azioni e i nostri pensieri devono trova-  aggiustando con attenzione i comportamenti.


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