Page 38 - Forestale N. 77 novembre - dicembre 2013
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FORESTALE / Arte
UN UNGHERESE A ROMA
Amerigo Tot, autore negli anni ’50 di numerose opere
nella Capitale, realizzò la grande stele in bronzo che adorna
l’ingresso principale del Palazzo delle Foreste
di Nicolò Giordano
chi scende dalla Via Carducci, che pare voglia conclu-
dersi lontano nell’orizzonte, con la fontana del
Gianicolo alta tra il verde sulle case del Centro e di
“A Trastevere, il nuovo Palazzo si presenta, elegante ed
austero, tra la sede della Montecatini e il vecchio giardino del
Ministero dell’Agricoltura. Si innalza lì, come una nuova alta pare-
te di travertino, tra quelle dei palazzi imponenti della vicina Via
Barberini e di Via Bissolati, nella Roma moderna più maestosa e
solenne.” Con queste parole inizia la pubblicazione che
venne preparata in occasione dell’inaugurazione del Palazzo
delle Foreste che attualmente ospita gli uffici
dell’Ispettorato generale. La scelta della nuova sede centra-
le dell’Amministrazione forestale aveva assunto all’epoca
quasi un valore di “rifondazione”, dopo gli anni bui della
guerra, poiché il progetto e la direzione dei lavori vennero
affidati all’Ing. Alberto Camaiti già nel 1948, anno di rico-
stituzione del Corpo forestale dello Stato.
Il palazzo venne completato nel 1955 e come ricordato
sempre nella pubblicazione “il grande respiro dei monti e dei boschi sembra esser giunto sin qui, e vi domi-
ni sicuro, tra gente conosciuta e fedele”.
Ed è proprio in quell’anno che si incrociano i destini dei Forestali con quelli di un’artista oggi
quasi del tutto dimenticato. Si tratta di Amerigo Tot (Imre Tóth) di origini ungheresi che ha vis-
suto la maggior parte della sua vita in Italia, ravvivando il panorama culturale in un’epoca di
veloci cambiamenti.
Nato nel 1909 in un piccolo paese chiamato Fehérvàrcsurgò, si trasferì in età giovanile a
Budapest dove iniziò il suo percorso di formazione. I suoi interessi, in una prima fase, furono
concentrati sulla grafica e ebbe modo di collaborare con Sàndor Bortnyik nell’importante pro-
getto di una serie di poster per la Modiano.
Nel 1931, dopo un periodo turbolento legato al suo impegno politico nel gruppo Kassák Lajos
Munkaköre, si trasferì in Germania per un semestre di formazione presso la Bauhaus a Dessau.
L’importante movimento architettonico era ormai prossimo allo scioglimento e difatti, nel 1933,
con l’avvento del regime nazista, anche questa esperienza creativa venne bandita. Tot riuscì in
maniera piuttosto avventurosa a raggiungere l’Italia dove si stabilì a Roma. Nel primo periodo
condusse una vita piuttosto disagiata, dormendo negli ospizi e guadagnandosi il pane dipingen-
do ritratti nelle trattorie ed affrescando interni. Poi entrò a far parte del comitato del Collegio
ungarico di Roma (l’Accademia di Ungheria) e da quel momento la sua vita ha conosciuto un
cambio radicale. Tot, infatti, iniziò in quegli anni una prolifica attività in qualità di scultore, alter-
nando lavori di diverso genere. Per circa due anni lavorò, ad esempio, presso il quotidiano “Il
Messaggero” in qualità di zincografo. Ma nell’arco di circa venti anni Tot si è cimentato nelle atti-
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