Page 39 - Forestale N. 77 novembre - dicembre 2013
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                 vità più originali e disparate: corridore di
                 motociclette, attore, addirittura pescatore. A
                 testimonianza di un carattere irrequieto e alla
                 continua ricerca di emozioni e stimoli. Il vero
                 punto di svolta della sua carriera artistica fu l’a-
                 ver vinto nel 1949 il concorso internazionale
                 per la realizzazione del fregio che avrebbe
                 adornato la Stazione Termini di Roma e da lui
                 completato nel 1953. A partire da quell’anno
                 non si contano i successi ed i riconoscimenti a
                 livello internazionale. Con opere caratterizzate
                 da un notevole dinamismo e dalla ricerca del
                 movimento. Dalla metà degli anni ’50 la rico-
                 struzione del Paese dopo il conflitto mondiale
                 consentì a Tot di realizzare statue, formelle in
                 bronzo ed elementi decorativi con soggetti
                 legati al mito classico, alla religione, alla veloci-
                 tà ed ai nuovi miti della modernità. Il tessuto
                 urbano della Capitale mostrava i segni di un
                 cambiamento dinamico, specie nella zona
                 compresa tra Piazza dei Cinquecento, Piazza
                 della Repubblica e Largo di Santa Susanna, e
                 per questo motivo venne commissionata a Tot
                 l’opera che avrebbe abbellito l’ingresso princi-
                 pale del Palazzo delle Foreste: una grande stele
                 in bronzo (foto a destra) con formelle sui temi
                 del lavoro nei boschi. Amerigo Tot diede   gricoltura”, “l’uomo che intaglia la figura di
                 forma a soggetti che richiamavano il mondo  Cristo”. Per tale opera nel 1956 gli venne con-
                 ancestrale e religioso, in parte ispirato alle tra-  ferito il primo premio durante la Mostra
                 dizioni ungheresi.  Le figure stilizzate   dell’Agricoltura di Roma.
                 rappresentano “la famiglia del taglialegna”, “le  Negli anni ’60 e ’70 Tot tenne in vita un centro
                 ninfe dei boschi”, “il vecchio taglialegna”, “l’a-  di interesse e scambio artistico presso la sua
                                                            abitazione in Via Margutta continuando ad
                                                            abbellire numerose città con statue, frontoni,
                                                            cancelli scolpiti, fregi.
                                                            Meritano, infine, di essere ricordate due opere
                                                            dedicate ai temi della pace e della lotta per la
                                                            libertà: nel 1972 fu eretto il monumento dedi-
                                                            cato ai Fratelli Bandiera a Cosenza, nella zona
                                                            del Vallone Rovito, mentre nel 1976 creò ad
                                                            Anzio un monumento dedicato alla Seconda
                                                            Guerra mondiale, trasformando un bunker
                                                            tedesco abbandonato nel “Guerriero a guardia
                                                            della Pace”.
                                                            Imre Tóth è morto a Roma il 13 dicembre
                                                            1984. I suoi resti sono sepolti a Budapest nel
                                                            cimitero Farkasréti.

                                                            Un ringraziamento speciale a Peter Nemes, curatore
                                                            del progetto “Amerigo Tot research”.



                                                                                 Il Forestale n. 77 - 41
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