Page 23 - Forestale N. 64 settembre - ottobre 2011
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Strane presenze cole. Lo stesso Dioniso era considerato un dio iti-
Il tufo appare vivo, traspira l’alito della terra. nerante, in tal modo associato al camminare e alle
Percorrere questi dedali rocciosi in cui si accaval- processioni. Ancora oggi a Valentano, in provincia
lano testimonianze storiche dello scorrere dei di Viterbo, si svolge un rito che sembra corrispon-
secoli ci riporta ai culti misterici che erano noti dere ad antichi modelli. “All’alba del 14 agosto -
anche ai lucumoni etruschi e per certi versi sono dice Feo - giorno che precede i festeggiamenti per
ancora vivi. A Pitigliano, per esempio, il 19 marzo l’assunzione di Maria, un gruppo di persone si
di ogni anno in coincidenza con l’equinozio di incontra in un campo che, da sotto il paese, si dis-
primavera si svolge la Torciata di San Giuseppe, tende per quattro chilometri in direzione di una
patrono degli artigiani. piccola e isolata collina. Due bianchi bovini aggio-
La cerimonia viene celebrata con una fiaccolata gati iniziano a tracciare il solco con un vecchio
notturna condotta da un gruppo di giovani paesa- aratro…”.
ni, recanti a spalla un fascio di canne Il lavoro inizia al sorgere del sole e tutta la ten-
fiammeggianti. Il percorso attraverso alcune vie sione dei partecipanti è concentrata nel
cave attraversa anche una necropoli etrusca. In mantenere il solco perpendicolare in modo che
versione cristiana si celebrano le forze solari che sia inondato dai raggi. La cura estrema sta, poi,
infondevano speciale vigore alla vita, alla terra e al nell’evitare che le zolle rivoltate ricadano all’in-
rifiorire della natura. Sappiamo inoltre quanto il terno. A questo punto la luce impregna di sé il
rituale misterico consistesse in lunghe ed elabora- grembo della terra e ciò appare ancora più evi-
te processioni, che culminavano nella ricerca dente appena si fa notte e nel solco vengono
notturna di Persefone, alla tremula luce delle fiac- accesi decine di lumini. Si compie così una iero-
Un turismo lento
ggi le vie cave continuano ad essere percorse dagli escursionisti e dai visitatori che riman-
gono affascinati dalla dimensione suggestiva e da un ambiente naturalistico unico nel suo
O genere. A questo proposito non si deve dimenticare infatti l'importanza che esse rivestono dal
punto di vista ecologico-ambientale. Le particolari condizioni climatiche e ambientali sviluppatesi in
questi sentieri, hanno determinato un microclima che ha favorito la crescita di piante tipiche di
ambienti umidi e ombrosi. Percorrendo queste tagliate si incontrano vari tipi di felci e, lungo i per-
corsi più stretti, le ripide pareti appaiono quasi interamente ricoperte da muschi e licheni che donano
un indiretto riflesso verdastro alle zone più ombrose dei cavoni. Un genere particolarmente frequen-
te è poi costituito dalle edere che avvolgono i fusti delle piante presenti ai bordi delle tagliate e che,
ricadendo talvolta all'interno dei percorsi assieme alle caratteristiche liane, accrescono la bellezza
dei luoghi.
“In uno di questi percorsi - spiega l’assistente capo Claudio Tondi comandante della stazione fore-
stale di Santa Fiora che ci accompagna insieme all’assistente Giuseppe Santi - a causa del particolare
microclima e delle diverse temperature è stato rintracciato anche uno sperduto insediamento depres-
so di faggi forse relitti viventi di altre epoche geologiche”. Qui i Forestali svolgono un servizio
capillare di controllo del territorio che oltre ai boschi, agli incendi, al bracconaggio e agli abusi edili-
zi si concentra anche in uno sguardo attento alle antiche vestigia che come in tanti altri luoghi italiani
giacciono incustodite. Mentre attraversiamo alcuni tratti delle vie cave i turisti e cittadini salutano con
piacere la rassicurante presenza dei forestali in luoghi così lontani dal trambusto cittadino. Una pre-
senza in crescita che conta oltre 35 mila presenze l’anno. Segno di un rapporto positivo di prossimità
che si è instaurato con le popolazioni locali. Cinghiali e caprioli invadono ormai le campagne circo-
stanti ma anche il lupo è stabilmente presente in questi territori di media collina. Un’esplosione di vita
con quale bisogna spesso fare i conti in termini di concorrenza con le attività umane e dove la parteci-
pazione dei forestali si conferma sempre più necessaria. “Peccato che gran parte di questo inestimabile
patrimonio sia del tutto abbandonato” replica Giovanni Feo. “Si continua a scavare in cerca dello scoop
archeologico ma si abbandona e non si studia con profondità quello che già è stato portato alla luce
senza quindi valorizzarlo abbastanza anche dal punto di vista turistico”. S.C.
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