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Di parere opposto lo studioso Giovanni
Feo, autore del libro “Le Vie Cave”
(Laurum Editrice), che da 30 anni percor-
re queste ciclopiche realizzazioni che
secondo lui rientrano in un più ampio pro-
getto di occupazione estensiva del
territorio da parte degli Etruschi secondo
una concezione di insediamento fondata
su un rapporto sacrale con il territorio. Gli
antichi Tirreni realizzarono una geografia
sacra nella quale in primo piano non vi era
la necessità di costruire ed insediarsi, bensì
di individuare un sito o un’area speciale,
quanto a valenze sacre, e lì, grazie ad ade-
guate cerimonie e riti di fondazione, porre
il sito in armonica consonanza con l’ordi-
ne divino e le sue leggi. Una sorta di Feng
Shui occidentale.
La terra era considerata viva. Prende allora
corpo l’idea che le vie sacre in origine abbia-
no avuto funzioni di percorsi sacri, destinati
ad attraversare le aree religiose e funerarie e,
probabilmente, servire per speciali proces-
sioni e cerimonie itineranti, connesse ai
culti del suolo e dell’oltretomba. Esse quasi
sempre attraversano un’importante necro-
poli. La stessa Chiesa cristiana fin dai primi
secoli cercò anche qui di appropriarsi in
veste religiosa di questi siti che avevano
evidentemente una forte connotazione
sacrale. Molte sono le cappelle, edicole,
chiese, oratori e romitori costruiti a guar-
dia di questi percorsi. Secondo Feo
probabilmente gli Etruschi appartenenti
ad un ceto particolarmente evoluto prove-
niente dal medio oriente, quando
© M. Di Giovancarlo arrivarono nei territori tufacei della Tuscia,
che apparivano molto simili a certi paesag-
gi rupestri dell’Anatolia, trovarono, già
parzialmente esistenti, le vie cave realizzate
da una civiltà autoctona di tipo previllano-
Per lei come per gran parte della scienza viano quella cosiddetta di Rinaldone. Le
ufficiale le circa cinquanta vie cave situate maestose fenditure che servivano a mette-
nel comprensorio fra Sorano, Sovana e re in comunicazione i luoghi alti,
Pitigliano nacquero come strade di colle- osservatori della volta celeste, con il ventre
gamento e poi nel tempo ebbero altri della terra, furono adibiti anche a percorsi
impieghi. Canalizzazioni per raccogliere le dedalici e iniziatici verso le città dei morti.
acque piovane, vie nascoste di fuga, ecc. Quello che comunque appare anche ad un
Forse nei secoli furono utilizzate per tutti occhio inesperto è che questi percorsi dal
questi scopi. carattere megalitico realizzati con mezzi
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